Il futuro Farmaemergente

Redazione DottNet | 11/09/2009 15:50

farmaci

Un drammatico spostamento è in corso in termini dei luoghi in cui l’industria farmaceutica globale sta svoltando per crescita e profitto.

 

Secondo uno studio pubblicato su Pharmexec, la causa è troppo familiare: mentre ci si aspetta che i cosiddetti mercati maggiori, Stati Uniti e Canada, Gran Bretagna ed Europa Occidentale e Giappone carburino il 70% delle vendite complessive di quest’anno, il loro contributo alla crescita globale è costituito solo da un misero 16%. Ad eclissare questo gruppo di leader passati di vendite è stato un gruppo di sette mercati emergenti Brasile, India, Turchia, Messico, Russia, Corea del Sud e, naturalmente, Cina. Si prevede che queste nuove spinte possano generare un fenomenale 51% della crescita globale nel 2009 sebbene aggiungano solo l’11% alle vendite globali (si veda "The Growth Gap"). Si consideri questo il primo livello di mercati emergenti o, abbreviando, farmaemergenti. Vi è inoltre un secondo livello, comprendente 21 nazioni a impatto successivo che spaziano dal Venezuela al Vietnam, dal Cile alla Repubblica Ceca, che è in grado di garantire un impressionante 22% della crescita globale ed il 6% delle vendite globali nel 2009 (si veda "Farmemerging fast followers”). Sebbene per molto tempo abbia avuto solo un peso industriale minore, il resto del mondo sta ora emergendo come luminosissima speranza del mondo farmaceutico. Ci si aspetta in particolare che queste 28 nazioni possano portare avanti la crescita industriale ed il principale contributo verso il profitto per il successivo decennio. Si prevede che il mercato farmaceutico globale, stimato $773 bilioni nel 2008, raggiunga dai $910 ai $940 bilioni entro il 2013. Entro tale data il mercato farmaemergente varrà dai $155 ai $185 bilioni. La crescita globale si assesterà a circa il 3 – 6%, ed è piuttosto sicuro il protrarsi di un imponente spostamento nelle proporzioni di crescita dai mercati tradizionali a quelli farmaemergenti (si veda "Five-Year Forecast"). A causa dei loro legami coloniali, le industrie farmaceutiche europee come la britannica GlaxoSmithKline e la francese Sanofi Aventis hanno un vantaggio sui diretti competitori statunitensi, con un tasso di esposizione media di circa l’8% contro il 5%, rispettivamente (si veda "Positive Exposure"). Nel 2008, GSK ha acquisito l’intero portfolio produttivo dalla Bristol-Myers Squibb e tale company ha già realizzato utili. In aggiunta, GSK ha acquisito una quota del 16% del maggiore gruppo africano nel settore dei generici, Aspen, che continuerà anche ad assumere il controllo del marketing e distribuzione dei prodotti della GSK in Sudafrica. Inoltre, il recente acquisto ad opera della Sanofi del produttore di generici brasiliano Medley e di quello messicano Kendrick ha posizionato il marchio francese come leader in America Latina di tale settore.