Cheratocono, cura rivoluzionaria a Rozzano

Redazione DottNet | 15/09/2009 20:49

chemioterapia oculistica

Laser a eccimeri e cross-linking per curare in modo non invasivo il cheratocono, ma anche attenzione alle alterazioni della tiroide per prevenire il rapido peggioramento della malattia.

Sono fra le principali novità di Refractive.online, il congresso internazionale di Oculistica in programma presso l'Istituto Clinico Humanitas di Rozzano organizzato da Paolo Vinciguerra, responsabile dell'Unita' di Oculistica dell'ospedale. Il cheratocono è una malattia degenerativa di origine genetica che provoca lo sfiancamento della cornea, che perde gradualmente la sua forma sferica, divenendo conica. Colpisce ogni anno 50 persone ogni 100.000, in genere fra 20 e 30 anni. All'inizio causa un peggioramento della qualità visiva, negli stadi più avanzati l'opacizzazione e in alcuni casi anche la perforazione della cornea. Fino a poco tempo fa la sua cura era affidata a occhiali speciali o lenti a contatto e, in caso di evidente deformazione della cornea, al trapianto. Ma ultimamente sono state introdotte terapie innovative. Una di queste è il cross-linking, tecnica basata sul laser a ultravioletti, che consente una cura non invasiva e indolore del cheratocono. Fra i primi centri in Italia a utilizzarla è proprio l' Humanitas, che oggi detiene il maggior numero di casi trattati (oltre 500). ''Con il laser ad eccimeri si rimodella la cornea - spiega Vinciguerra - e grazie al cross-linking la sua struttura viene rinforzata con l'intreccio e l'aumento dei legami tra le fibre del collagene corneale''. Ma a Refractive on-line ''presenteremo una scoperta che apre nuove prospettive sia per la cura sia per la prevenzione del cheratocono - aggiunge l'oculista -: abbiamo verificato che la progressione del cheratocono è correlata a disfunzioni della tiroide, così come a gravidanza e ad allattamento. E abbiamo sviluppato una diagnostica specifica per capire quali pazienti svilupperanno il cheratocono in forma più violenta, in modo da poter non solo curare la malattia ma anche intervenire su ciò che la peggiora''.