Biotestamento, il Tar riapre la polemica. Sacconi: subito la legge

Silvio Campione | 18/09/2009 08:57

biotestamento

Diritto per il paziente di rifiutare i trattamenti sanitari: i giudici del Tar del Lazio si dichiarano incompetenti per difetto di giurisdizione, rinviando la decisione al giudice ordinario civile, riguardo il ricorso del Movimento per la Difesa dei Cittadini (Mdc) sulla legittimità della direttiva del ministro del welfare Maurizio Sacconi, ma ribadiscono il principio della ''non obbligatorietà delle cure'', nodo centrale della legge sul biotestamento all'esame della Camera.

 Il provvedimento di Sacconi, del 16 dicembre 2008, contestato nel ricorso al Tar, stabiliva l'illegalità della sospensione di nutrizione e idratazione artificiale ai pazienti nelle strutture pubbliche nel contesto della vicenda di Eluana Englaro. Ma, nella stessa sentenza con la quale i giudici si dichiarano incompetenti, gli stessi precisano una serie di principi a partire dal diritto per il paziente di rifiutare i trattamenti sanitari. Una sentenza che ha immediatamente acceso la miccia delle polemiche sulla legge sul biotestamento già approvata al Senato e ora all'esame della Camera. Immediato il commento del ministro del Welfare Maurizio Sacconi, per il quale è ora necessaria e urgente una ''norma Englaro''. Una norma che sancisca, ha spiegato Sacconi, ''l'inalienabile diritto all'alimentazione e all'idratazione per offrire una certezza normativa coerente con l'articolo 2 della Carta costituzionale e con il riconoscimento del valore della vita che e' presente nella tradizione largamente condivisa del nostro popolo''. Secondo il sottosegretario con delega alla Bioetica Eugenia Roccella emerge una ''interpretazione ideologica'' da parte del Tar. ''Su temi che riguardano la vita e la morte delle persone serve una norma di legge precisa e non la fantasia della giustizia amministrativa, che immaginiamo impegnata su temi più ordinari'' commenta il presidente dei senatori del PdL, Maurizio Gasparri. ''Sancire che la volontà di una persona possa essere ricostruita ex post, su base indiziaria, magari con una sentenza della magistratura, è un'affermazione che incarna in sè il virus del totalitarismo'' aggiunge Gaetano Quagliariello, vicepresidente vicario dei senatori del PdL. Per il senatore Ignazio Marino, uno dei candidati alla segreteria del Pd, ''serve che il Parlamento voti una legge equilibrata sul testamento biologico'' e ''la sentenza del Tar è importantissima perchè chiarisce una volta per tutte che idratazione e nutrizione artificiali sono delle terapie e come tali devono essere considerate''. ''Ancora una volta il ministro Sacconi si distingue per la sua arroganza. Anzichè riflettere nel merito della sentenza e contribuire ad un confronto politico pacato, come è avvenuto sulle cure palliative, getta benzina sul fuoco'', rincara Livia Turco, ex ministro e parlamentare del Pd
LA SENTENZA DEL TAR. Per i giudici amministrativi il diritto di rifiutare i trattamenti sanitari ''è fondato sulla disponibilità del bene 'salute' da parte del diretto interessato e sfocia nel suo consenso informato ad una determinata prestazione sanitaria''. I giudici della III sezione quater del Tar del Lazio, presieduta da Mario Di Giuseppe, scrivono che ''i pazienti in stato vegetativo permanente, che non sono in grado di esprimere la propria volontà sulle cure loro praticate o da praticare, non devono, in ogni caso, essere discriminati rispetto agli altri pazienti in grado di esprimere il proprio consenso possano, nel caso in cui la loro volontà sia stata ricostruita, evitare la pratica di determinate cure mediche nei loro confronti''. In conseguenza di ciò ''la verifica circa l'obbligatorietà della prestazione sempre e comunque di trattamenti sanitari anche nell'ipotesi di accertata volontà contraria del paziente attiene al diritto della dignità umana che, ai sensi dell'articolo 1 della Convenzione europea dei diritti dell'uomo, deve essere tutelata''.