Sull'Everest per svelare i segreti di ictus e infarto

Cardiologia | Redazione DottNet | 08/09/2008 10:09

Quarantasei medici italiani saliranno sul monte più alto del mondo per studiare e svelare i segreti di gravi malattie, come ictus e infarto. Obiettivo della ricerca è capire come l'ossigeno sia in grado d'innescare i meccanismi alla base delle malattie cardiovascolari. La spedizione parte il 9 settembre e rimarrà sull'Everest per circa un mese.

Svelare i segreti di malattie come ictus e infarto in un laboratorio naturale allestito sulle cime del monte Everest. E' quanto puntano a fare 46 italiani tra medici, bio-ingegneri e alpinisti, che si sottoporranno a diversi test scientifici ad alta quota per capire come l'ossigeno possa innescare i meccanismi che sono alla base delle malattie cardiovascolari. E, quindi, contribuire alla ricerca di una possibile cura. La spedizione, chiamata Progetto Highcare, partira' il 9 settembre ed e' organizzata dall'Istituto Auxologico italiano e dall'Universita' Bicocca di Milano, con il sostegno del Club Alpino italiano e della Regione Lombardia. La sua durata e' di un mese per i 36 volontari e di due mesi per i dieci alpinisti che fanno parte del gruppo, in tutto equamente suddivisi tra maschi e femmine e di eta' compresa tra i 18 e i 65 anni. ''Molte delle variazioni fisiologiche che avvengono alle alte quote - spiega Gianfranco Parati, primario di cardiologia all' Auxologico e ricercatore capo del Progetto Highcare - sono causate dalla diminuzione della pressione atmosferica, che conduce a ipossia e a ipossemia (carenza di ossigeno). Lo studio dell'ipossia in alta quota e' importante non solo perche' permette di comprendere meglio i meccanismi di adattamento all' alta quota, ma anche perche' questa condizione potrebbe servire da modello per esplorare la fisiopatologia di alcune malattie croniche connesse con l'ipossia dei tessuti, come lo scompenso cardiaco, la malattia polmonare ostruttiva cronica, l' ipertensione arteriosa associata alle apnee notturne e l' obesita' severa, e per provare l'efficacia di alcuni interventi terapeutici, sia farmacologici che non, utili a curarle''. Il periodo in cui si svolgera' la spedizione, che ha un budget complessivo di circa un milione di euro (attrezzatura e organizzazione logistica comprese) non e' pero' il piu' adatto, e per questo la salita dei ricercatori, che porteranno in spalla le attrezzature necessarie per allestire il laboratorio ad alta quota, potrebbe essere piu' difficile del previsto. Causa del ritardo i permessi per accedere all'Everest dal versante del Tibet, concessione che il governo cinese ha negato, spiega Parati, ''per motivi ecologici''. Il percorso degli italiani seguira' quindi la via del Nepal, e dalla capitale Kathmandu saliranno progressivamente verso il campo base (5.300 metri) e il campo base avanzato (6.400 metri), dove eseguiranno i loro esperimenti. Solo un piccolo gruppo di alpinisti esperti tentera' di conquistare la vetta piu' alta, che raggiunge gli 8.848 metri, dove verranno fatti ulteriori test medici. Quella sull'Everest non e' la prima esperienza ad alta quota per i ricercatori dell'Auxologico e della Bicocca: i loro esperimenti sono la naturale prosecuzione di quelli condotti per quattro anni alla Capanna Margherita sul Monte Rosa (4.559 metri). La spedizione del Progetto Highcare coincide quest'anno con i primi 50 anni di attivita' dell'Auxologico e dei primi 10 anni della Bicocca, ''una felice coincidenza - concludono i responsabili - e un produttivo connubio che portera' sicuri successi in campo medico-scientifico''.

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