Da Kataweb.it: Farmaci da banco meno cari grazie alle parafarmacie

Farmacia | | 22/09/2009 08:12

Gli italiani spendono meno per le medicine grazie all'apertura delle parafarmacie e dei corner della salute. E' il risultato di una ricerca di Federconsumatori a tre anni dalla legge sulla liberalizzazione dei farmaci da banco.
 

Le parafarmacie sono nate nel 2007 fa grazie al decreto Bersani, che ha parzialmente liberalizzato il mercato della vendita al dettaglio dei medicinali. Ha concesso cioè la possibilità ad alcuni tipi di farmaci, quelli della Fascia C senza obbligo di prescrizione, di poter essere venduti anche al di fuori delle classiche farmacie in cui noi tutti eravamo abituati a fornirci. Questo provvedimento ha innescato una dinamica concorrenziale che ha costretto anche le farmacie tradizionali ad abbassare i prezzi e ad applicare sconti, con notevole beneficio per le tasche dei risparmiatori.
La conferma di questa analisi ci viene dallo studio dell'Osservatorio Nazionali prezzi e tariffe del C.r.e.e.f (Centro Ricerche economiche, educazione e formazione) di Federconsumatori, che ha monitorato e confrontato il prezzo di 24 farmaci da banco di largo consumo da parte dei cittadini consumatori in 11 capoluoghi di regione (o provincia) nel mese di dicembre 2008, e ha rilevato ed elaborato dati di 47 farmacie private, 18 farmacie comunali, 46 parafarmacie e 19 corner della salute della grande distribuzione. per un totale complessivo di 130 punti di vendita.
Da questa indagine nazionale, la seconda dopo quella del luglio 2007 realizzata a pochi mesi dall’entrata in vigore della legge Bersani, emerge che, sul paniere di farmaci prescelti la spesa media più elevata la si registra nelle farmacie, pari a 164,8 euro, a fronte di una spesa più contenuta pari a 152,06 euro nelle parafarmacie, con un risparmio medio di 12 euro pari al -8,3%. Scorporando ulteriormente i dati ne deriva che la spesa media nazionale più elevata per il paniere di 24 farmaci è di 166,96 euro per le farmacie comunali e di 162,65 euro per le farmacie private, con un risparmio di oltre 4 euro pari al -2,42%; per le parafarmacie private la spesa media nazionale è pari a 157,95 euro con un risparmio di 9 euro rispetto a quella più elevata delle farmacie comunali pari a -5,7%; per i corner della salute, presenti nella grande distribuzione, la spesa media del paniere è la più bassa fra i diversi segmenti di vendita pari a 146,18 euro con un risparmio pari a circa 20 euro corrispondenti al -14,2% rispetto alla spesa più elevata.
Dallo stesso campione di paniere di farmaci si ricava che il costo medio nazionale per farmaco è pari a 6,71 euro; al di sopra di tale livello si collocano le farmacie comunali con 6,95 euro e le farmacie private con 6,77 euro, mentre, al di sotto, abbiamo le parafarmacie, 6,58 euro e la grande distribuzione con 6,09 euro. Confrontando le differenze di politiche di prezzo tra questa seconda indagine nazionale e la precedente, la forbice in termini di convenienza tra farmacie e parafarmacie si è allargata mediamente di un +1,1% a favore delle parafarmacie. Se prima la differenza con la prima indagine era del
-7,2% per le parafarmacie nei confronti delle farmacie ora questa, dopo 3 anni, è passata al -8,3%.
Alla luce dei risultati della ricerca, Federconsumatori chiede di allargare anche alle parafarmacie e alla grande distribuzione la vendita dei farmaci di fascia C con obbligo di prescrizione, ma non rimborsati dal S.S.N., "con un risparmio ulteriore - spiega Rosario Trefiletti, presidente dell'associazione - stimato in 1200 milioni di euro all’anno per le famiglie italiane. Va ricordato - continua Trefiletti - che in questi punti vendita operano farmacisti abilitati e professionali, così come nel resto delle farmacie, attenendosi anch’essi alle disposizioni della Farmaco vigilanza".
Altra questione sul tappeto è lo sviluppo ulteriore dei farmaci “equivalenti” che, secondo Federconsumatori, occupa percentuali ancora troppo basse in Italia rispetto agli altri paesi europei. "L’uso dei farmaci equivalenti su larga scala - afferma con forza Trefiletti - permetterebbe risparmi di circa il 30% rispetto al costo di quelli “griffati”, pari ad oltre 400 milioni di euro all’anno".
Se, dunque, la liberalizzazione di Bersani ha apportato concreti benefici in questi tre anni, il governo, però sembra andare in tutt’altra direzione. "La forte lobby delle farmacie - denuncia ancora Trefiletti - sta imponendo al governo, contro l’interesse dei cittadini, una politica tesa a far chiudere le parafarmacie, con la conseguenza che 6500 giovani farmacisti perderanno il proprio posto di lavoro". Il 31 luglio era stato approvato dal consiglio dei ministri uno schema di decreto legge che doveva portare all’abolizione della denominazione "parafarmacie" e dell'insegna con la croce verde, per evitare confusione con le farmacie tradizionali. Successivamente il provvedimento è stato ridimensionato: sì al mantenimento della denominazione, no all'insegna. Ma per il momento la questione è sospesa, in attesa dell'approvazione definitiva.
 

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