La metà dei farmaci registrati non apporta alcuna innovazione

Silvio Campione | 23/09/2009 18:36

Oltre un farmaco su due delle centinaia di farmaci che vengono registrate in Italia non è realmente innovativo in termini di nuovi reali benefici per il paziente.

 Molti presentano solo qualche modifica tecnologica o molecolare che non si traduce in una reale superiorità clinica, con un consistente spreco di risorse. E' quanto riferito da Laura Fabrizio, presidente della Società Italiana di Farmacia Ospedaliera (SIFO) nel corso dell'incontro con la stampa per presentare il 30/imo congresso SIFO che si terrà la prossima settimana ad Ascoli Piceno. Se poi si va a guardare i farmaci che davvero rappresentano una rivoluzione nel settore, ha aggiunto Andrea Messori, vicepresidente SIFO, questi sono non più di cinque delle centinaia di medicine registrate. ''Bisognerebbe aggiornare le regole per la registrazione di un nuovo farmaco - ha dichiarato la Fabrizio'', oggi l'organo regolatorio europeo del settore, l'EMEA, dà il 'disco verde' a un nuovo farmaco se questo si dimostra di validità non inferiore o equivalente a quello di vecchia generazione. ''La superiorità del nuovo farmaco - ha precisato Fabrizio - non è richiesta'' e questo si traduce in sprechi economici se il nuovo farmaco approvato costa più del suo 'predecessore'. L'altro problema da non trascurare, ha aggiunto Fabrizio, è quello dei farmaci fotocopia (o 'me-too', dall'inglese 'ancora io): ''quando il brevetto di un farmaco è in scadenza - ha detto la presidente SIFO - spesso per aggirare il problema l'azienda produce un farmaco fotocopia che non apporta nessuna novità reale''. Il farmacista di reparto, ha concluso Fabrizio, può operare un controllo importante su questa tendenza che produce sprechi enormi per il SSN, perchè è l'unico che può verificare su campo il reale beneficio del farmaco per il paziente.

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