Assogenerici: con i biosimilari le regioni risparmieranno

Farmaci | Redazione DottNet | 23/09/2009 19:46

Il presidente della Regione, Roberto Formigoni ha richiamato l’attenzione del Governo sulla gestione della spesa farmaceutica ospedaliera, al fine di favorire l’investimento sui farmaci innovativi. Ma questo richiede che non si ostacoli lo sviluppo dei farmaci ospedalieri e dei biosimilari
 

AssoGenerici non può che condividere le dichiarazioni del presidente della Regione Lombardia, onorevole Roberto Formigoni, sulla gestione della spesa farmaceutica ospedaliera. “E’ un contributo importante quello di Roberto Formigoni, visto che da sempre la Lombardia vanta un Servizio sanitario economicamente virtuoso che offre prestazioni di altissimo livello. Razionalizzare la spesa per destinare le maggiori risorse ai farmaci innovativi, significa però dare un ruolo centrale ai farmaci equivalenti ospedalieri ” commenta Francesco Colantuoni, vicepresidente di AssoGenerici.
E per far sì che gli equivalenti esercitino tutto il loro effetto sul contenimento della spesa ospedaliera, sono necessarie alcune condizioni, da sempre chieste da AssoGenerici. La prima è che il medicinale generico di classe H acceda immediatamente al mercato a conclusione dell’iter di valutazione del dossier registrativo, eliminando ritardi ingiustificabili che hanno il solo effetto di aggravare la spesa del Servizio sanitario.
“Se un antibiotico iniettivo di largo impiego come il ceftriaxone fosse stato immediatamente immesso sul mercato a scadenza del brevetto” spiega Colantuoni ”gli ospedali avrebbero potuto aggiudicarsi il farmaco alla metà del prezzo effettivamente pagato”. La seconda condizione è che nei bandi di gara indetti per le forniture agli ospedali sia sempre inserita la clausola di rinegoziazione “pura” dell’offerta al lancio del medicinale generico. “Questo significa che al momento dell’arrivo dell’equivalente si fa una nuova gara cui partecipano tutti i produttori. Al contrario, in molte Regioni ci si limita a contattare il produttore del farmaco di marca e a chiedere il riallineamento del prezzo” dice Francesco Colantuoni. “In realtà così facendo si perde un’importante occasione di risparmio, perché è notorio che nel meccanismo di aggiudicazione delle gare al prezzo più basso è la competizione a determinare ulteriori sconti rispetto al prezzo determinato dall’AIFA in sede di autorizzazione all’immissione nel mercato”.
C’è poi un altro capitolo toccato dal presidente Formigoni, la necessità di garantire i farmaci innovativi ad alto costo e in particolare farmaci biologici (oncologici, antireumatici). Già oggi questi farmaci rappresentano il 40% della spesa, pur essendo soltanto il 20% dei medicinali in commercio. “Ma questo dato è destinato ad aumentare in misura esponenziale con l’arrivo di nuove molecole. In questo ambito, prevedere l’impiego dei biosimilari quale alternativa ai farmaci di riferimento a brevetto scaduto significa ampliare le risorse destinate ai prodotti innovativi ed allargarne l’impiego”. I biosimilari non sono generici, ma farmaci che hanno dovuto dimostrare pari efficacia terapeutica e uguale profilo di sicurezza dei farmaci originatori, ripercorrendo tra le tappe dell’iter di approvazione anche test clinici. Non prestano dunque il fianco alle polemiche speciose sulla bioequivalenza e sulla sostituibilità. “La normativa europea sui biosimilari è esemplare per chiarezza e precisione” conclude Colantuoni “e permette di partire con il piede giusto, evitando gli errori che sono stati fatti ai danni degli equivalenti. Perdere quest’occasione significherebbe rinunciare a curare di più e meglio”.
 

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