Dal Corriere della Sera: i limiti della spesa per i farmaci

Farmaci | Redazione DottNet | 27/09/2009 10:27

Il decreto varato lo scorso luglio dal Consiglio dei Ministri contiene la decisione di procedere ad un ulteriore cospicuo taglio della spesa territoriale per il farmaco. Ciò ci sembra inappropriato per le ricadute negative che tale taglio (che viene ad ag¬giungersi ai precedenti) potrebbe avere per la ricerca scientifica e l'assistenza medica, comprendendo in que¬st’ultima anche la prevenzione secondaria delle malattie cardiovascolari, che costituiscono tuttora la prima causa di morte.
 

Le ricadute negative nel campo dell'assistenza sono le¬gate al fatto che la prevenzione, inclusa quella cardiova¬scolare, si basa oltreché sull'adozione di un corretto stile di vita (strada ineludibile, benché purtroppo di difficile implementazione su larga scala), sull'impiego di farmaci di provato valore protettivo, ogniqualvolta le caratteristi¬che del paziente lo rendano necessario. In tale ottica il farmaco ha un grande valore sociale, ed è anche al suo crescente impiego su vasta scala che si deve l'allunga¬mento della vita media, nonché la riduzione del rischio di malattia ed il miglioramento della qualità della vita che caratterizzano il nostro tempo. Ciò non è sempre cor¬rettamente recepito dalla popolazione che tende a vede¬re il farmaco, qualche volta anche per l'atteggiamento della politica e dei media, come mezzo di indebito guada¬gno delle industrie produttrici 'sulle spalle del bene pub¬blico salute', anziché come una conquista della nostra civiltà che ci consente di vivere di più e meglio, con una riduzione della frequenza di malattia che si traduce, nel lungo termine, in significativo risparmio per i costi sani¬tari. Ciò non vuol dire che perseguire razionalizzazioni e ulteriori risparmi non sia necessario, soprattutto nella si¬tuazione economica in cui versa anche il nostro Paese. In questo senso l'impiego dei farmaci equivalenti è una op¬portunità che il Governo giustamente utilizza e che è au¬spicabile possa crescere in Italia nel prossimo futuro. Tut¬tavia, non tutto quanto è farmacologicamente necessa¬rio è disponibile sotto forma di farmaci equivalenti! E' nostro timore che tagli ripetuti ed eccessivi verranno ine¬vitabilmente ad incidere anche sull'impiego di farmaci importanti ed innovativi, non altrimenti disponibili.
Il secondo elemento di preoccupazione riguarda gli ef¬fetti che la decisione del Consiglio dei Ministri potrà ave¬re, ed avrà, sulla ricerca scientifica. I fondi pubblici a di¬sposizione della ricerca sono notoriamente limitati nel nostro Paese, che riserva a tale attività, così cruciale per il futuro, somme inferiori (sia in termini percentuali che assoluti) a quelle dei Paesi con cui dobbiamo confrontar¬ci. Ancora più ridotta, rispetto agli altri Paesi, è la quota di finanziamento alla ricerca che deriva da Istituzioni ed Enti privati, da sempre assai modesta in Italia.
In questa realtà l’Industria Farmaceutica ha svolto un ruolo positivo, sia consentendo la partecipazione dei ricercatori ita¬liani a trial internazionali (favorendo con ciò una loro più am¬pia esposizione e confronto ad alto livello), sia finanziando progetti clinici specifici di nostri ricercatori, che spesso hanno prodotto risultati di notevole rilievo e richiamo nell’ambito della letteratura biomedica più accreditata. Va da sé che tutto ciò è legato anche al profitto che le industrie operanti nel no¬stro Paese riescono a generare ed è pertanto facile prevedere che il ripetersi di radicali ridimensionamenti della spesa per il farmaco avrà influenze nefaste. Verrà a scomparire del tutto in Italia la ricerca dell’Industria su farmaci innovativi, peraltro già fortemente ridotta con la progressiva migrazione all’este¬ro dei centri di ricerca che le aziende (di capitale nazionale e non) avevano creato nel nostro Paese. Proseguirà inoltre il de¬clino dei finanziamenti dell’Industria alla ricerca clinica, non di rado ad orientamento meccanistico (inerente cioè il 'come' i farmaci agiscono) e quindi ad alto valore conoscitivo genera¬le. Ciò avrà un significativo impatto negativo sul piano scienti¬fico, perché tale ricerca, basata su creatività, competenze e filo¬ni di sviluppo individuali (e ’motore’ in tutto il mondo dei grandi progressi ottenuti in campo diagnostico e terapeutico) è quella che accede con maggiore difficoltà al finanziamento pubblico, che in genere privilegia grandi progetti integrati, promossi talora da Enti e Associazioni fortemente caratterizza¬te sul piano politico. Verrà infine inevitabilmente ad inaridirsi la sorgente del finanziamento per la Ricerca Indipendente ge¬stito dall’AIFA, ma sostenuto anch’esso con fondi provenienti dall’Industria Farmaceutica.
Per queste ragioni la Consulta per la Prevenzione Cardiova¬scolare esprime forte preoccupazione per questa decisione del Governo. Pur rendendoci conto delle necessità ed urgenze in cui esso deve operare, ci domandiamo se non esistano altri mezzi per ottenere il risparmio necessario, soprattutto alla lu¬ce del fatto che le risorse riservate dal SSN all’acquisto di far¬maci rappresentano una voce relativamente modesta (circa il 16%) della spesa sanitaria globale, che è lievitata enormemen¬te (per oltre il 50%) negli ultimi anni, anche per sprechi ed inappropriatezza, la cui correzione porterebbe ben altri benefi¬ci economici. Chiediamo inoltre, rispettosamente, che il Go¬verno consideri, nelle sue decisioni, di legare le risorse libera¬te dall’abbattimento del tetto e dall’impiego crescente dei far¬maci equivalenti al sostegno della ricerca biomedica ed alla adeguata remunerazione di farmaci innovativi di futura intro¬duzione( sia sul territorio che in ospedale).
Ciò aiuterebbe la ricerca del nostro Paese ad esprimere la sua potenzialità, evitando che gli investimenti dell’Industria continuino a migrare verso nazioni più attente a queste pro¬blematiche. Assistenza medica e ricerca scientifica sono ovun¬que considerate come indissolubilmente legate nel senso che il miglioramento della qualità dell’una è impensabile senza l’intervento dell’altra. Auspichiamo che il Governo lo tenga co-stantemente presente nelle difficili decisioni che è chiamato a prendere in campo sanitario.
 

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