Da IlSole24ore: Farmaci da banco, la liberalizzazione fa bene alle tasche dei consumatori

Farmacia | Redazione DottNet | 04/10/2009 11:53

La liberalizzazione dei farmaci da banco fa bene al portafoglio dei consumatori. Che sono, prevalentemente, pensionati. Nelle "parafarmacie" e nei corner dei supermercati, il risparmio è, in media, di circa 20 euro. Anche sul singolo prodotto, la spesa è più conveniente di circa 70 centesimi, rispetto ai prezzi praticati nelle tradizionali farmacie. Un circolo "virtuoso" che, in 3 anni, ha fatto salire i risparmi che si possono ottenere acquistando farmaci fuori dai classici canali di distribuzione di più di un punto percentuale, passati dal 7,2%, registrato all'entrata in vigore della legge Bersani, all'attuale 8,3 per cento. Lo rende noto Federconsumatori, nel corso della presentazione, a Roma, della seconda indagine nazionale sui farmaci da banco, svolta su un paniere di 24 prodotti di largo consumo, in 130 punti vendita, dalle farmacie comunali, a quelle private, alle parafarmacie, ai corner di iper e supermercati, sparsi qua e là in 11 Regioni italiane.

 

Tirano, anche, i farmaci "equivalenti", il cui uso, secondo recenti dati forniti dall'Istituto superiore di sanità, è passato, dal 12%-13%, del 2002, al 43% del 2008. «Chiediamo, ora, al Governo - ha sottolineato Mauro Zanini, vice presidente nazionale Federconsumatori e responsabile del Creef (centro ricerche economiche, educazione e formazione) - di non abbandonare la strada delle liberalizzazioni e, soprattutto, di non tarpare le ali allo sviluppo di parafarmacie e punti vendita nella grande distribuzione organizzata», che, aggiunge, stanno dando lavoro a oltre 6.500 giovani farmacisti e, nel 2008/2009, hanno registrato una quota di mercato a "valore" del 7,6%, pari a 140 milioni di euro, contro i 1.872 milioni incassati dalle tradizionali farmacie con i prodotti da banco.

In vista dell'incontro con le parti sociali, previsto per oggi pomeriggio, per discutere della Finanziaria per il 2010, Zanini chiede, poi, all'Esecutivo «uno sforzo in più, per estendere la vendita, all'interno delle parafarmacie e della Gdo, anche, dei farmaci di fascia C con obbligo di prescrizione, ma non rimborsati dal Ssn». Una manovra che, stima, porterebbe un risparmio nelle tasche degli italiani di circa 1,2 miliardi di euro. E, ancora, non bisogna, nemmeno, frenare l'ascesa dei farmaci "equivalenti". L'alternativa su larga scala al farmaco "griffato", spiega, permetterebbe ulteriori risparmi, di circa il 30% sul prezzo di costo del prodotto, che si tradurrebbero in oltre 400 milioni di euro l'anno recuperati.

Intanto, i dati forniti dall'indagine di Federconsumatori evidenziano la convenienza di comprare farmaci al di fuori delle tradizionali farmacie. Che fanno registrare una spesa media più elevata: 164,8 euro, a fronte dei 152,06 euro, nelle "parafarmacie", con un risparmio medio di 12 euro (-8,3 per cento). Più care di tutte, le farmacie comunali (166,96 euro), seguite da quelle private (162,65). Per le parafarmacie, l'esborso è stato di 157,95 euro. Più conveniente, invece, la spesa nei corner della salute presenti nella grande distribuzione organizzata: 146,18 euro, con un risparmio di circa 20 euro (-14,2%) rispetto alla spesa più elevata. Risultati simili, anche, a livello di singolo farmaco. Il costo medio nazionale per farmaco è stato individuato in 6,71 euro. Più care, le farmacie comunali, con 6,95 euro, e le farmacie private, con 6,77 euro. Più convenienti, invece, le parafarmacie, 6,58 euro, e la grande distribuzione organizzata, dove lo stesso prodotto si ferma quota 6,09 euro.
 

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