Nuova influenza: allarmismi inutili, non è più grave della normale epidemia

Silvio Campione | 04/10/2009 12:30

E' tempo di evitare inutili allarmismi, perché il virus dell'influenza A è "più leggero del previsto" e "non desta particolari motivi di preoccupazione". Le scuole, dunque, partiranno regolarmente e non saranno chiuse in maniera generalizzata, e le vacanze di Natale non subiranno modifiche. E' un messaggio rassicurante quello che arriva dal Governo, che al termine del primo incontro dell'unità di crisi ha fatto il punto della situazione cercando di gettare acqua sul fuoco perché, ha sottolineato il vice ministro della Salute Ferruccio Fazio, sull'influenza A si sta facendo "troppo rumore".

Certo, ha precisato Fazio, i casi di pazienti colpiti dal virus sono circa 7 mila (dati per difetto), "un dato significativo, ma non ancora esponenziale e dunque non tale da creare particolari allarmi". Resta la preoccupazione per quei casi che si trasformano in rare forme di polmonite virale acuta primaria, ma il Governo "é realmente attrezzato per affrontarle". E secondo le prime stime alla fine della pandemia i casi particolarmente gravi non saranno più di 200. Molto meno di quanto provoca la normale epidemia d’influenza che, quella sì, richiede la vaccinazione preventiva, soprattutto per le categorie a rischio. Ma allora chi ci guadagna da questo ingiustificato allarmismo? Le case farmaceutiche, in primis. Già, perché in palio ci sono 500 milioni di dollari. Abbastanza anche per un colosso come AstraZeneca, tanto per citare un esempio, che nel 2008 ha registrato ricavi per 31,6 miliardi di dollari. Per questo AstraZeneca, gruppo farmaceutico anglosvedese tra i primi sei al mondo, non vuole perdere tempo. Nella gara alla produzione dei vaccini contro l'influenza A/H1N1 è solo una questione di velocità. Una competizione nella quale si stanno buttando a capofitto anche aziende del calibro della Novartis. E così essere più rapidi delle altre compagnie del Big Pharma nello sviluppare i brevetti, nell'ottenere il via libera dalla autorità regolatrici e nel commercializzare i farmaci può essere decisivo. Soprattutto per rivitalizzare ricavi: le aziende che producono farmaci antivirali stanno infatti traendo beneficio dalla fase attuale: i governi aumentano gli stoccaggi di medicine e l'impatto positivo sui conti è rilevante. Secondo i primi calcoli si aggirerà intorno a una decina di miliardi il business del vaccino contro la pandemia di influenza H1N1. E' quanto si deduce da una prima stima, basata sul costo di circa 18 euro per un ciclo di vaccinazione. A dichiarare le prime cifre in Europa è stata la Francia, che ha concluso un contratto da un miliardo di euro con tre aziende farmaceutiche per acquistare 94 milioni di dosi del vaccino: l'obiettivo è raggiungere al 100% della popolazione. La Gran Bretagna punta invece alla copertura vaccinale di almeno il 70% dei suoi abitanti, ossia circa 40 milioni di persone, con una spesa stimata in oltre 700.000 euro. Abbastanza distanti le posizioni dell'Italia che, come Spagna e Germania, punta almeno per il momento a vaccinare il 40% della popolazione, con una spesa che potrebbe aggirarsi attorno a 370 milioni. In assenza di indicazioni ufficiali, i calcoli sono basati sulle prime stime del prezzo del vaccino antipandemico, di circa 9 euro per una dose: un costo confrontabile con quello del vaccino contro l'influenza stagionale (che può andare da 8,6 a 11,5 euro se contiene un adiuvante, ossia una sostanza che ne potenzia l'efficacia). Quasi sicuramente il vaccino contro la pandemia conterrà l'adiuvante, ma richiederà un richiamo. Di conseguenza la spesa per ogni ciclo vaccinazione è stimata in circa 18 euro. Prezzi, questi, che dovranno comunque essere negoziati dai governi di ciascun Paese con le grandi aziende produttrici del vaccino antipandemico, che nel mondo sono quattro: Novartis, GlaxoSmithKline, Sanofi e Baxter. Sono loro i referenti dei governi, nelle trattative sull'acquisto dei vaccini in corso in questo periodo, nelle quali il prezzo generalmente subisce una riduzione. Accanto ai colossi farmaceutici esistono poi piccole aziende a livello nazionale, come accade in Australia, incaricate di preparare le scorte necessarie al loro Paese. Nel frattempo la produzione va avanti e le prime dosi del vaccino potrebbero essere pronte già in ottobre. Sulla base della capacità di produzione che si può dedurre dalla preparazione del vaccino contro l'influenza stagionale, l'esperto di Igiene Roberto Gasparini, dell'università di Genova, rileva che le aziende saranno in grado di produrre da 750 milioni a 1,2 miliardi di dosi di vaccino: una cifra che, considerando il richiamo, potrà oscillare fra poco più di 300 milioni a 600 milioni di cicli di vaccino. Tanti, quindi, saranno coloro che potranno vaccinarsi. Ad oggi, comunque, non si sono verificate mutazioni nel virus A/H1N1 e le evidenze dicono che l'andamento di questa influenza risulta essere più benigno del previsto. E poi annuncia che si vaccinerà contro l'influenza stagionale ma non contro il virus A/H1N1, non rientrando tra le categorie prioritarie. Insomma, il governo ribadisce che bisogna evitare di creare un panico ingiustificato ed invita gli esperti a non diffondere cifre sull'influenza A che possano destare allarmismo nella popolazione. Anche l'Organizzazione mondiale della sanità (Oms) ha confermato che il virus A/H1N1 non è ancora mutato ''verso forme più gravi'', precisando che sta procedendo la produzione dei vaccini antipandemici. ''Il virus dell'influenza A apparentemente ancora non è mutato verso forme più gravi'', ha confermato la direttrice generale dell'Oms Margaret Chan. Chan ha anche annunciato che ''lo sviluppo dei vaccini sta seguendo il suo corso e che sinora i vaccini si sono rivelati molto efficaci''. Sempre sul fronte vaccini, l'Oms ha poi reso noto che è prevista una produzione di 3 milioni di dosi l'anno e che in Cina la campagna vaccinale è già iniziata. A placare gli animi ci pensa ancora una volta Fazio, che ha annunciato:''Mi vaccinerò per l'influenza stagionale perchè ho più di 65 anni, ma non mi vaccinerò per l'influenza pandemica''. ''Condivido la scelta di Fazio di non vaccinarsi contro l'influenza A, e la trovo coerente con l'ordinanza emanata dal suo dicastero, che spiega in maniera chiara che le persone over 65 non sono tra le categorie a rischio'', ha commentato il segretario nazionale della Federazione dei Medici di medicina generale (Fimmg) Giacomo Milillo. “Nella stragrande maggioranza dei casi la malattia si cura a casa come una comune influenza", raccomanda Andrea Gori, primario di malattie infettive al San Gerardo di Monza: "E per quanto riguarda il farmaco, va riservato ai casi a rischio e ricoverati in ospedale. Non ha senso usarlo a tappeto perché non modifica in maniera significativa l'andamento della malattia, che di solito passa da sola".
Silvio Campione
 

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