Nuova influenza: le contraddizioni del’H1N1

Silvio Campione | 09/10/2009 18:24

Ma sarà davvero pericolosa questa “nuova influenza” come vogliono farci credere? Sembrerebbe di no, a giudicare dai dati che arrivano ornai a cadenza giornaliera. E che smentiscono puntualmente le nefaste previsioni.

Vediamo allora le cifre: secondo i numeri forniti dal Ministero della salute, la normale febbre di stagione provoca, solo in Italia, circa 8mila decessi l’anno di cui mille per polmonite ed influenza, il resto per altre problematiche legate alle diverse patologie preesistenti. L'84% degli individui colpiti sono persone che hanno superato i 65 anni ed in generale la febbre stagionale attacca il 4-12% dell' intera popolazione italiana. La nuova influenza H1N1 invece ha provocato fino a fine agosto 2009 poco più di 2000 mila morti nel mondo, una cinquantina in Europa per una popolazione che conta più di 700 milioni abitanti. I decessi hanno riguardato nella maggior parte dei casi persone che presentavano altre patologie mentre ad oggi in Italia risultano quattro morti, di cui solo uno senza malattie di rilievo. Il vice ministro alla Salute Fazio forse più per accontentare la popolazione – e magari anche assecondare le case farmaceutiche che stanno producendo vaccini su scala mondiale – ha varato una serie di provvedimenti, tra cui la campagna di vaccinazione in massa (che comincerà nella seconda metà di ottobre), una campagna di comunicazione del costo di 2,5 milioni affidata a Topo Gigio, il mitico pupazzo degli anni Sessanta (chissà che cosa penseranno i bambini di oggi quando lo vedranno, abituati come sono ai personaggi della playstation) che invita a lavare le mani e ad assumere comportamenti consoni alla buona educazione (tipo coprirsi la bocca quando si starnutisce), l’obbligo da parte dei medici di famiglia di vaccinare i propri pazienti più a rischio (escludendo però le farmacie).
Tuttavia lo stesso Fazio ha dichiarato che lui non si vaccinerà se non per l’influenza stagionale, che non è il caso allarmarsi perché la nuova influenza è meno rischiosa di quella stagionale e che le scuole resteranno aperte se non in casi eccezionali, cioè di grandi epidemie (ipotesi smentita dalla collega del Governo Gelmini).
A dare manforte ai catastrofisti arrivano i responsabili dell’assessorato alla Sanità della la Regione Lombardia, allarmati perché durante il periodo tra il 28 settembre e il 4 ottobre, affermano ancora gli esperti della Regione, ''l'incidenza delle forme influenzali è aumentata, soprattutto nei bambini (5 casi ogni mille abitanti) e nei ragazzi (1,65 per mille). La media nella popolazione generale è di 1,2 casi ogni mille assistiti''. Nel conteggio rientrano tutti i casi che presentano febbre maggiore di 38 gradi con tosse e/o raffreddore e debolezza. Per i bambini, oltre alla febbre si sono considerati anche sintomi come irritabilità, pianto e inappetenza. ''Si può dunque ipotizzare - concludono gli esperti - l'incremento della circolazione del virus A/H1N1, e che si sia avviata la fase iniziale della pandemia influenzale''. Già, peccato però che gli “esperti” abbiano messo nel calderone tutto, senza quindi separare – facendo le opportune analisi - i due tipi di virus e anche altre tipiche malattie stagionali che colpiscono i più piccoli. Insomma è puro allarmismo, studiato ad arte, direbbero i maligni, quasi per giustificare le dosi di vaccino acquistate e che probabilmente serviranno a ben poco. Ed infatti – la notizia arriva dalla Francia - l'epidemia del virus dell'influenza A/H1N1 sembra fare marcia indietro. A rilevarlo è il bollettino dell'Istituto di controllo sanitario (Ivs) per il quale l'epidemia si è stabilizzata, anzi nelle ultime due settimane sarebbe addirittura regredita, considerando la diminuzioni delle prestazioni sanitarie e delle visite mediche per influenza A. Tre i fattori che potrebbero spiegare, secondo l'Ivs, l'involuzione attuale del virus: l'efficacia delle misure di salute pubblica, una mutazione del virus o le condizioni meteorologiche sfavorevoli al proliferare del virus.
Insomma, a guadagnarci saranno come al solito le grandi case farmaceutiche perché in palio ci sono 500 milioni di dollari. Per questo nessuna Azienda Farmaceutica mondiale vuole perdere tempo. Nella gara alla produzione dei vaccini contro l'influenza A/H1N1 è solo una questione di velocità. Una competizione nella quale si stanno buttando a capofitto le compagnie del Big Pharma nello sviluppare i brevetti, dove ottenere subito il via libera dalla autorità regolatrici e nel commercializzare i farmaci può essere decisivo. Soprattutto per rivitalizzare ricavi: le aziende che producono farmaci antivirali stanno infatti traendo beneficio dalla fase attuale: i governi aumentano gli stoccaggi di medicine e l'impatto positivo sui conti è rilevante. Secondo i primi calcoli si aggirerà intorno a una decina di miliardi il business del vaccino contro la pandemia di influenza H1N1. E' quanto si deduce da una prima stima, basata sul costo di circa 18 euro per un ciclo di vaccinazione.
Ma, mentre diminuisce il rischio pandemia per l’influenza A, c’è un altro pericolo dietro l’angolo: la febbre del Nilo che torna a interessare il Polesine. Il virus trasmesso dalla zanzara del genere Culex ha colpito, infatti, una donna di 77 anni di Castelmassa (Rovigo). I risultati dei test hanno confermato il sospetto diagnostico: all'origine della malattia c'è il virus del Nilo, o West Nile Desease, che a metà settembre ha causato la morte di un uomo di 82 anni di San Bellino (Rovigo). Nello stesso periodo, sempre nel rodigino, erano stati segnalati altri due casi di contagio. Un'altra opportunità in arrivo per le Big Pharma?
 

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