Psichiatria, la legge non è più sostenibile. Ruini e Letta, presto correttivi

Psichiatria | Redazione DottNet | 12/10/2009 18:17

'Mettere mano' alla Psichiatria e all'organizzazione dei servizi di assistenza ai malati psichiatrici in Italia, perchè la carenza di strutture e risposte alle famiglie, troppo spesso ''lasciate sole'', non è più sostenibile.

Su questa posizione si sono ritrovate, in sostanza, due delle più autorevoli 'voci' istituzionali di Chiesa e Stato: il Cardinale Camillo Ruini e il sottosegretario alla Presidenza del consiglio Gianni Letta. Più strutture, è la strada indicata, e correttivi alla Legge Basaglia sulla psichiatria. Un confronto su una tematica inusuale, quello che ha visto protagonisti oggi Letta e Ruini, entrambi ospiti del 45/o Congresso nazionale della Società italiana di psichiatria (Sip) di Roma. Un'occasione per aprire un dialogo ''concreto'' con la categoria, ha detto Letta, avendo ben presente, come evidenziato anche da Ruini, che pregiudizi, paure e diffidenza ancora gravano sui malati mentali e sulla stessa Psichiatria. Dunque, prima di tutto, il messaggio lanciato dai due rappresentanti di Stato e Chiesa è quello contro la lotta allo stigma: ''Non posso che confermare la persistenza, nonostante molti progressi compiuti - ha affermato Ruini - di atteggiamenti negativi e diffidenti verso i malati psichiatrici. Si tratta però principalmente di un problema di cultura, e quindi certamente di conoscenza più seria di queste patologie''. Concorda Letta: ''Purtroppo atteggiamenti negativi resistono oggi anche nei confronti della psichiatria e non è difficile incontrare sorrisi ironici nei riguardi di tale professione''. Invece, avverte il sottosegretario, ''in un momento storico come questo, in cui si sono persi tanti valori e significati, e in un momento di così grave sconcerto per la vita nazionale, la psichiatria ha uno spazio più ampio che in passato''. Un invito alla lotta allo stigma, ma da Letta arriva anche un 'mea culpa' a nome della politica: ''Non voglio nascondere le responsabilità della classe politica'' e dovrebbe esserci un ''atto di autocritica - ha detto dinanzi alla platea di psichiatri italiani - da parte di chi rappresenta i governi, perchè le politiche per questo settore sono state carenti''. Ma il confronto si è anche arricchito di suggerimenti operativi inerenti, come sollecitato dagli specialisti, il 'cosa fare, allora?'. Concreta la strada indicata da Ruini: più strutture e normative piu' snelle, anche per il ricovero. Infatti, ''senza un miglioramento di precauzioni come l'incremento di strutture che possono accogliere i pazienti'' e ''lo snellimento delle normative che consentano ai medici e in subordine anche ai familiari, di decidere il ricovero - ha ammonito - difficilmente si uscirà dal circuito negativo della paura e dell'ostilità'' che circonda gli ammalati psichici. Ed ancora: ''Gli interventi farmacologici, per quanto importanti - ha sottolineato il Cardinale - non possono mai essere autosufficienti, ma devono sempre integrarsi sia con gli interventi clinici sia anche con ambienti di vita più idonei''. Ed una proposta operativa è anche quella che arriva da Letta: ''Prendendo atto che oggi il peso maggiore della malattia psichiatrica ricade sempre e soltanto sulle famiglie, bisogna creare quei correttivi e quelle integrazioni alla legge Basaglia che rendano possibile il miglioramento delle strutture pubbliche''. La legge Basaglia, ha affermato, ''può essere la base su cui lavorare'' ma ''il dibattito è stato troppo a lungo viziato dall'ideologia; sulla Basaglia ci si è schierati e ciò ha impedito di guardare ai fenomeni nella loro drammaticità''. Da qui l'invito a lavorare insieme lanciato agli psichiatri: ''Una delegazione - ha detto Letta - venga a palazzo Chigi a illustrare orientamenti e indicazioni partendo dalla legge, per avviare su tale base un confronto concreto''. Invito accolto dal presidente Sip Alberto Siracusano: è necessario avviare il confronto, ha rilevato, sulla ''possibilità non di una modifica della legge Basaglia, bensì di un suo adeguamento più attuale''. Una cosa, ad ogni modo, è certa. E vede concordi Stato e Chiesa: L'assenza di presidi non può più durare a lungo ed i malati non possono più essere abbandonati a se stessi. E' una situazione, ha avvertito Letta, ''non più rinviabile''.

La legge 180 sulla Psichiatria, più nota come 'legge Basaglia', venne approvata dal Parlamento 31 anni fa, il 13 maggio 1978. Una legge rivoluzionaria che attraverso nuove regole per il trattamento e la cura delle malattie mentali voleva porre fine ai manicomi, tanto combattuti dal suo relatore Franco Basaglia, il portavoce del movimento dell'antipsichiatria. La legge 'Accertamenti e trattamenti sanitari volontari e obbligatori' ha sancito il superamento dei manicomi (ma l'ultima struttura manicomiale pubblica ha chiuso i battenti solo alla fine del 2002), che negli anni Settanta finirono nella bufera per i frequenti episodi di violenze e di violazione dei diritti umani. Oltre al divieto di eseguire nuovi ricoveri, la legge ha istituito i centri di salute mentale, e inoltre ha indicato i servizi territoriali come le strutture preposte al trattamento e al controllo dei malati. Nel 2006, la legge Basaglia è stata presa come punto di riferimento anche da una risoluzione dell'Europarlamento, che chiedeva una profonda riforma della strategia europea sulla salute mentale. Tuttavia, in questi trent'anni il provvedimento non ha avuto vita facile e, tra incomprensioni ed ostacoli, è stato rivisto più volte. Tra i più critici nei confronti della legge ci sono le associazioni dei familiari dei malati, che lamentano gravi carenze assistenziali e l'inadeguatezza delle strutture presenti sul territorio. Sono infatti poco più di 700 i Centri di salute mentale (Csm) in tutta Italia (di cui 16 attivi h24). La presenza dei Csm non è tuttavia omogenea sul territorio e si registrano forti differenze nei servizi tra le varie regioni. Sono inoltre presenti 1.045 strutture residenziali. Lo scorso anno, la Conferenza Stato-Regioni ha approvato delle nuove linee di indirizzo nazionale sulla salute mentale, che puntano a dare nuovo impulso al sostegno domiciliare e ai dipartimenti di salute mentale. Il dibattito sull'opportunità di apportare correttivi che rendano la legge più attuale è aperto. Intanto sono circa due milioni, secondo le ultime stime della Società italiana di psichiatria (Sip), gli italiani che accusano disturbi mentali: di questi, circa uno su quattro (mezzo milione di persone) è in trattamento per una psicosi, un disturbo dell'umore o per l'ansia. Spesso, però, la patologia non è diagnosticata o trattata adeguatamente.

- 2 MLN ITALIANI CON DISTURBI, SOS SUICIDI: Circa 2 milioni di italiani soffrono di un qualche disturbo psichiatrico: l'1,5% soffre di depressione, il 2,2% di ansia, l'1-2% di disturbo bipolare e l'1,2% di disturbi alimentari. Mentre cresce in Europa l'allarme suicidio tra le persone affette da patologie psichiatriche.

- MA DIAGNOSI ARRIVA TARDI: I disturbi mentali più comuni, come ansia e depressione, compaiono molto presto. Per quelli di ansia la prima manifestazione può essere a 15 anni, e per quelli depressivi poco dopo i 25 anni. Prima che si arrivi pero alla diagnosi e al trattamento giusto possono passare anche 28 anni. Il dato emerge dal recente progetto Esemed, uno studio internazionale condotto in 30 paesi tra cui l'Italia.

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