Tumore epatico, stilata la lista dei nuovi fattori di rischio

Oncologia | Redazione DottNet | 12/10/2009 18:24

Nuovi fattori di rischio per il tumore epatico, come la sindrome metabolica (diabete/obesità/ dislipidemia), si sono aggiunti a quelli classici come cirrosi, abuso di alcol e infezione cronica da virus B.

 Ma la possibilità di individuare pazienti in fase precoce e di trattarli con nuovi farmaci biologici può cambiare la storia clinica dei malati. Sono i temi chiave emersi nella presentazione del volume 'Il carcinoma epatocellulare' (edizione Elsevier) che ha visto riuniti a Milano alcuni tra i piu' illustri oncologi ed epatologi, per l'11/o Congresso nazionale Aiom (Associazione italiana oncologia medica). ''Registriamo ottimi risultati nei pazienti che si rivolgono ai grandi ospedali cittadini, dove in oltre la metà dei casi la diagnosi individua tumori in fase iniziale e potenzialmente guaribili con trattamenti radicali'', dice Massimo Colombo, direttore della Gastroenterologia 1 all' Ospedale Maggiore Policlinico di Milano e curatore dell' opera. Ma se il tumore è in uno stadio intermedio o avanzato si perde ogni vantaggio. Ma l'atteggiamento terapeutico verso il carcinoma epatico (ogni anno in Italia vengono diagnosticati circa 6 mila nuovi casi) è decisamente cambiato in questi ultimi anni. Oggi, secondo Colombo, è possibile una terapia mirata per i vari tipi di paziente. Anzi, ''per un certo numero di casi - continua Colombo - è possibile decidere a priori qual e' il trattamento migliore''. Sul fronte del trattamento medico la ricerca ha messo a disposizione degli oncologici nuove armi: il farmaco biologico Sorafenib ha dimostrato di poter migliorare in modo significativo la sopravvivenza di pazienti terminali, portandola mediamente da 5-6 mesi a 10-11.

I Correlati

I Correlati

Widget: 91798 (categoria) non supportato