Trapianti, il futuro è nei maiali

Redazione DottNet | 14/10/2009 18:06

medicina-generale

Per l'uomo la speranza di futuri trapianti per il trattamento di malattie che vanno dal diabete al parkinson risiede nella preparazione di maiali 'ingegnerizzati', non di scimmie: oranghi e scimpanzè, compatibili con la dimensione umana, sono infatti troppo pochi.

 ''La ricerca sullo xenotrapianto vede oggi il maiale come la specie elettiva scelta per questo tipo di ricerche'', ha detto Reinhard Bretzel, presidente dell'Ipita (InteRnational pancreas and Islet transplant association), presentando il convegno Ipita-Ixa in corso a Venezia sugli xenotrapianti fino al 16 ottobre prossimo. ''E' convinzione di tutti noi - ha proseguito - che la specie donatrice non sarà il primate, da primate a uomo, ma sarà il maiale: la prima cosa è che oggi i primati non umani che potrebbero dare un organo ad un uomo di una taglia come la mia, di uomo adulto, possono essere solamente delle specie di primati non umani che sono protette, come gli orangotango o lo scimpanze'''. ''Una ragione non scientifica, quindi una ragione sociale e politica?'', ha chiesto il sindaco di Venezia Massimo Cacciari, intervenuto alla presentazione a Palazzo Balbi. ''Sociale e politica, di costi, ma anche di biosicurezza, perchè sono animali cresciuti in condizioni di controllo microbiologico molto elevata'', ha risposto l'immunologo Emanuele Cozzi dell'Ixa (International xenotransplantion association). Cozzi, che coordina l'unico progetto europeo sugli xenotrapianti cui l'Unione Europea ha assegnato un fondo di 9,88 mln di euro con il coinvolgimento di 22 unità di ricerca scientifica e centri di studio in campo etico-legislativo in undici paesi dell'Unione, ha poi rilevato che ''c'è una questione di numerosità: c'è bisogno di centinaia di migliaia di organi, di cellule e non abbiamo sufficienti primati per questo''. Neanche le scimmie però possono esultare: nelle sperimentazioni sono loro infatti a ricevere le cellule di maiale in rapporto ''uno a uno''. ''Prima di fare certe cose a livello umano il primate di riferimento per l'ultima fase di studio è la scimmia, l'unico animale simile all'uomo - ha spiegato il prof. Ermanno Ancona, responsabile dell'unico progetto autorizzato in Italia a studiare il trapianto di rene da maiale transgenico a scimmia in corso a Padova - il nostro progetto è cominciato nel 1990, approvato dal ministero della salute, da allora fino al 1999 gli animali utilizzati sono stati un centinaio, ovviamente metà maiali di piccola taglia e metà scimmie piccole, bertucce da tre o quattro chili, per la ricerca di una tecnica sostitutiva di organi e tessuti in prospettiva applicabile all'uomo''. Per la cura del parkinson, ''prima la scimmia viene resa farmacologicamente parkisoniana, il che viene accertato con sistemi computerizzati - ha detto Bretzel - poi vengono fatti i trapianti neurologici di cellule di maiale nelle scimmie 'parkinsoniane', e il primate migliora in maniera significativa, con risultati clinici di alto livello che fanno sperare che anche questa forma di xenotrapianto possa avere un'applicazione clinica futura sull'uomo, migliorando l'ingegnerizzazione del maiale per renderlo più simile all'uomo e i farmaci che sostengono l'organo dopo il trapianto, immunosoppressori o di altra natura''. Analogamente, viene osservata la reazione al trapianto del pancreas o di insule pancreatiche negli animali nei quali è stato indotto il diabete: ma in Nuova Zelanda già dal mese scorso, ha ricordato Robin Pierson, presidente Ixa, ''sono già iniziate le sperimentazioni cliniche di trapianto di isole pancreatiche sull'uomo, altri gruppi di ricerca in Europa, Usa, Canada, Australia hanno modelli clinici molto avanzati, ma sono ancora fermi al preclinico''. ''Le esigenze tecniche minime per raggiungere un risultato che legittimi la credibilità - ha concluso Cozzi - sono di lavorare con gruppi di almeno tre soggetti animali, meglio cinque: non c'è bisogno di avere 350 primati per avere il conforto preclinico che ci autorizza ad andare all'uomo''.