Aborto: da Monsignor Crepaldi decalogo contro il 'veleno' RU486, pratica dieci volte più pericolosa di quella chirurgica

Ginecologia | Redazione DottNet | 19/10/2009 09:54

Un decalogo contro la pillola RU486, firmato da Monsignor Giampaolo Crepaldi, presidente dell'Osservatorio Van Thuan sulla dottrina sociale della Chiesa, arcivescovo di Trieste ed ex Segretario di Iustitia et Pax. "Un aborto è sempre un aborto", recita il primo punto che poi afferma: "La modalità, chimica o chirurgica, con cui si realizza non cambia la sua natura di 'delitto abominevole', poiché non varia la volontarietà di provocare la eliminazione di un essere umano innocente".

Al punto 2 si legge: "Le notizie accertate di 29 morti riferibili direttamente all'uso dell'Ru486 sono un dato che mostra come questa metodica sia dieci volte più pericolosa di quella chirurgica per la salute della donna. Ovviamente, entrambe sono ugualmente letali per la vita del concepito".

Si rileva inoltre che la pillola non è un farmaco ma un veleno: "Il mifepristone, chiamato Ru486 dall'industria farmaceutica Roussel-Uclaf che la studiò e la produce, compare in letteratura nel 1982 ed è un ormone steroideo sintetico che va a sostituirsi al progesterone, l'ormone che sostiene la gravidanza, rendendolo inefficace: di conseguenza l'embrione muore o, se sopravvive, il più delle volte ha gravi danni nello sviluppo e gravi handicap: questo è il motivo per cui, in Francia, le donne firmano un modulo che le impegna a ricorrere all'aborto chirurgico se la 'pillola' non dovesse fare effetto completamente".
 

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