Nuova influenza, no al vaccino dai medici. Fazio: presto quello unico

Silvio Campione | 19/10/2009 21:41

medicina-generale vaccino

La nuova influenza non preoccupa i medici italiani, non esistono rischi pandemici e per molti la campagna di informazione non coglie nel segno, come evidenziato dal nostro sondaggio della scorsa settimana.
Dall'ottobre 2010 il vaccino contro l'influenza A, intanto, potrebbe essere compreso in quello per l'influenza stagionale, andando a costituire una protezione unica. Ne ha parlato a Milano il viceministro alla salute Ferruccio Fazio, a margine del convegno della Società italiana di ematologia, rendendo noti i primi dati sui medici che accettano la vaccinazione: la maggioranza, il 60% dei medici ha rifiutato la vaccinazione ma a dire sì è stato il 40%, il doppio rispetto ai medici che si vaccinano contro l'influenza stagionale, cioè in media il 20% dei medici.

 ''L'idea è quella di debellare il virus dell'influenza A entro la prossima estate - ha detto Fazio - è probabile che il virus continui a circolare nel mondo per i prossimi 2-3 anni, e questo è uno dei motivi per cui si dovrebbero vaccinare anche i cittadini del terzo mondo. Che il virus H1N1 circoli in Italia, secondo le nostre statistiche, potrebbe invece non avvenire. Già in Australia il virus è quasi sparito, anche se potrebbe comunque ripresentarsi''. Sulla base di queste stime, ha proseguito il viceministro, ''a ottobre 2010 è verosimile che il vaccino per il virus H1N1 faccia parte del vaccino per l'influenza stagionale, e che quindi quest'ultimo diventi quadrivalente'', dato che il vaccino per l'influenza classica contiene ogni anno tre ceppi del virus. Il problema però è che molti medici, il primo 'fronte' di lotta al virus, sono ancora restii a vaccinarsi: per ora si proteggono contro l'H1N1 solo quattro su dieci. Questo 40% però ''è già molto più del 20% che abbiamo ogni anno per la stagionale - ha proseguito Fazio - sono anche io un medico, e non intendo insistere sui sanitari perchè hanno la mia completa stima. Però possiamo dire come stanno le cose, e cioè quali sono i motivi per cui è utile vaccinarsi'': in una pandemia, ha spiegato, ''il pericolo è che il virus ricircoli, il che può poi causare mutazioni e maggiore aggressività del virus stesso. Noi vogliamo stroncarlo al più presto. E per chiudere rapidamente la fase del picco influenzale abbiamo bisogno che i medici stiano bene: sarebbe cioè utile che, al momento del picco, i medici di medicina generale non siano malati, e per questo dovrebbero vaccinarsi''. Un appello affinchè i medici si vaccinino arriva anche da Giorgio Ciconali, direttore del servizio di igiene pubblica dell'Asl di Milano e primo vaccinato d'Italia. La vaccinazione del medico sia ''un gesto di solidarietà, dobbiamo farla per chi ha bisogno della nostra assistenza'', dice Ciconali, che dopo essersi vaccinato mercoledì scorso sta ''benissimo, così come stanno bene anche gli altri colleghi che insieme a me si sono vaccinati. Sarei stato un pazzo se mi fossi sottoposto a qualcosa di rischioso. E' vero che uno su cento potrà avere un po' di febbricciola, o un po' di dolore nel punto di iniezione, ma niente di più''. Nonostante dal vaccino non ci sia niente da temere, però, l'adesione dei medici rimane bassa: ''In ogni caso è dovere di tutti noi sanitari fare da cassa di risonanza per le vaccinazioni - ha continuato l'esperto - che attualmente vanno un po' a rilento. Non so se è per l'atavica paura delle iniezioni: ed è una paura che hanno tutte le categorie, anche noi medici, anche se suona un po' contraddittorio. Poi c'è anche il fatto che abbiamo già vissuto anni fa una stagione pandemica, e l'abbiamo superata senza vaccini - ha concluso - è però assurdo che i medici si vaccinino contro l'influenza stagionale e non per la pandemica, visto che i vaccini sono preparati con lo stesso metodo''.
Già, però i medici sono al primo posto tra le categorie che hanno la priorità nella vaccinazione: sfiducia nel vaccino (per alcuni ''messo a punto troppo in fretta'') e una generale percezione del virus pandemico come lieve sono alla base del ''no'' alla vaccinazione da parte di molti medici e infermieri. Ai molti ''no'' arrivati finora, Fazio ha risposto con un invito alle responsabilità: la sollecitazione a vaccinarsi non è dettata da ''timori per la loro salute, ma perchè siano in grado di curare i loro pazienti quando arriverà il picco'', atteso ''a fine anno''. Tra le categorie di medici che più delle altre dovrebbero vaccinarsi, Fazio ha indicato ''i medici di medicina generale e, fra coloro che lavorano in ospedale, i medici dei reparti di malattie respiratorie e di terapia intensiva''. La stessa sollecitazione e' arrivata dal farmacologo Silvio Garattini, direttore dell'Istituto ''Mario Negri'' di Milano, critico nei confronti degli operatori sanitari che sono a contatto con i pazienti: ''se si ammalassero tutti insieme, chi manderebbe avanti gli ospedali?''. Tuttavia quello dei medici, ha aggiunto Garattini, è un ''no'' che non sorprende, considerando che ''anche con l'influenza di stagione non si vaccina mai più del 20-30% del personale sanitario''. Un'autocritica, però, viene dagli stessi operatori sanitari, che nel passaparola dei blog considerano ''deplorevole'' il rifiuto della vaccinazione da parte di medici e infermieri e indicano almeno tre buoni motivi per non dire ''no'' al vaccino: la vaccinazione, si legge sulla rete, ha l'obiettivo di ''garantire la continuità dei servizi essenziali, fondamentale il servizio sanitario. Non vaccinarsi significa non rispettare una strategia pensata per il bene del Paese''. Non vaccinarsi, si legge ancora, ''significa mancare di rispetto a chi al vaccino pandemico non potrà accedere'' e, infine, ''non vaccinarsi significa mancare di rispetto ai propri pazienti. Gli operatori sanitari potrebbero potenzialmente trasmettere la malattia ai propri assistiti''.