Chirurgia: in futuro sarà tutta al femminile. Staminali per risolvere i problemi

Silvio Campione | 20/10/2009 21:02

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E' declinata tutta al femminile la chirurgia di domani: donne e cellule staminali, infatti, saranno nel giro di 5-10 anni protagoniste assolute della sala operatoria. La donna, oggi la più presente nelle scuole di specializzazione, arriverà a rivestire ruoli apicali; le staminali cambieranno completamente l'approccio terapeutico.

E' la prospettiva tratteggiata dai chirurghi della Società Italiana di Chirurgia (SIC) in occasione del 111/0 Congresso nazionale che, presieduto da Gianfranco Francioni, si terrà la prossima settimana a Rimini. Sempre a Rimini va 'in scena' anche la chirurgia del passato: è infatti visitabile dal 2007 la 'Domus del chirurgo', una testimonianza archeologica della chirurgia del II Secolo DC. Con 4,5 milioni di interventi l'anno, 6000 chirurghi ogni giorno impegnati sui tavoli operatori, ha detto Enrico De Antoni, presidente SIC, la chirurgia italiana è fiore all'occhiello del nostro paese, con punte d'eccellenza in molti settori e uno sviluppo impressionante della chirurgia robotica e mininvasiva. E i cambiamenti non finiscono qui: nei prossimi anni la chirurgia si farà anche con le cellule staminali, con la creazione di organi e tessuti e interventi personalizzati. Negli ultimi anni, hanno spiegato i chirurghi SIC, il volto della chirurgia italiana è cambiato però non solo sul profilo tecnico, ma anche umano: se fino a qualche anno fa la donna chirurgo era una rarità e nei reparti non c'erano neppure gli spogliatoi separati per i due sessi, oggi uno specializzando su due è donna e molte sono chirurghe affermate. Man mano che sempre più donne si specializzeranno in chirurgia, afferma Francioni, ''ci sarà un ricambio totale dei vertici in questo ambito della medicina''. Ma i cambiamenti non sono tutti in positivo, hanno ricordato i membri SIC: ogni anno c'è il 30% in meno di giovani medici che sceglie di specializzarsi in chirurgia, un mestiere troppo duro che da' i suoi frutti solo dopo molti anni di 'gavetta'. Inoltre, le nuove leve della medicina hanno paura della tendenza sempre più diffusa al contenzioso medico legale: basti pensare che solo nel 2008 le richieste di risarcimento in Italia sono state 30 mila, e 12 mila i processi penali. Ed ancora: l'80% dei professionisti, hanno ricordato i chirurghi, nel corso della carriera viene coinvolto in un contenzioso che in 8 casi su dieci si traduce, dopo anni e anni di cause, in un nulla di fatto; chi vince, concludono, è solo la tendenza alla medicina difensiva che non fa bene nè al paziente nè alle casse dello Stato.
Nella chirurgia entra anche internet, anche se in modi diversi. La rete e il passaparola sono di gran lunga più usati oggi nella scelta di un chirurgo da cui farsi operare in caso di bisogno. Può essere però molto rischioso affidarsi alla rete oppure ad amici e vicini di casa, che magari consigliano uno specialista in tutt'altra patologia solo perchè si sono trovati bene. A mettere in guardia è Rocco Bellantone, Direttore della Cattedra di Endocrinochirurgia dell'Universita' Cattolica di Roma. I criteri per scegliere un buon chirurgo cui affidarsi per la risoluzione del proprio problema, ha detto Bellantone che e' anche segretario SIC, sono ben altri: ''Dobbiamo smetterla di affidarci al cognato o al portiere del palazzo, che non hanno competenze e magari hanno avuto un'esperienza personale del tutto diversa dal nostro problema, ma bisogna chiedere in primis al proprio medico di famiglia, o comunque affidarsi al consiglio di un amico solo se questo è a sua volta un medico''. Sulla base della propria esperienza personale, infatti, il medico di base sa quali sono i professionisti più validi a seconda del caso. Inoltre, ha continuato, se accessibile online, è bene anche dare uno sguardo al curriculum del medico da cui abbiamo scelto di farci operare: se le sue esperienze cliniche non riguardano la nostra patologia, sarà meglio affidarsi a un altro specialista più competente. ''Attenzione dunque a internet e passaparola - ha concluso Bellantone - non c'è niente di più pericoloso se non c'è la verifica da parte di un medico che dia un consiglio basato su dati oggettivi''.