Una scatolina contro il diabete

Diabetologia | Redazione DottNet | 08/09/2008 21:16

Una scatolina per combattere il diabete: è l'ultima novità in materia e potrebbe rappresentare la svolta per i tanti malati insulino-dipendenti

La speranza è quella di arrivare a trapianti di cellule produttrici di insulina o di isole pancreatiche per curare il diabete in modo definitivo, ma nel frattempo nuove terapie promettono di rendere più facile la vita ai malati: una sola iniezione settimanale di farmaco per controllare il glucosio e una 'scatolina' di materiale biocompatibile del diametro di 4 cm e 2 mm di spessore, contenente cellule che producono insulina. La scatolina, unita a un sistema di rilascio localizzato di farmaci immunosoppressori, viene impiantata nel pancreas e sostituisce le cellule produttrici di insulina distrutte dalla malattia. Le novità arrivano in coincidenza del congresso europeo di diabetologia che proseguirà nei prossimi giorni, dal quale escono dati preoccupanti: la malattia cresce fra i giovani, ed è proprio quello nella forma che rende bambini e giovanissimi schiavi di iniezioni quotidiane di insulina a causa della distruzione delle cellule che la producono. Si stima che il numero dei malati raddoppi nel 2025, ovvero 29 mila nuovi casi, praticamente il doppio dei 15 mila attuali.
LA ''SCATOLINA''. E' un progetto, ancora in sperimentazione su modelli animali, ma nel giro di tre anni potrebbe essere testata su pazienti, ha spiegato lo scienziato italiano Camillo Ricordi, dal 1985 in Usa, oggi presso il centro di ricerca sul diabete dell'Università di Miami.
UNA SOLA INIEZIONE A SETTIMANA. La seconda buona notizia arriva da uno studio di un gruppo di ricercatori statunitensi e canadesi, pubblicato sulla rivista Lancet, secondo il quale un nuovo trattamento per il diabete di tipo due, potrebbe rendere più facile la vita ai malati. Il farmaco utilizzato nei test è una vecchia conoscenza: si tratta dell'exenatide, una molecola che oggi i pazienti assumono due volte al giorno e che mima l'attività di un ormone normalmente prodotto dall'organismo per controllare i livelli di glucosio nel sangue. I ricercatori, guidati da Daniel Drucker dell'ospedale Monte Sinai di Toronto, ne hanno sperimentato una nuova formulazione, che deve essere somministrata solo una volta alla settimana. Il nuovo trattamento è più efficace e sicuro di quello oggi disponibile: causa meno effetti collaterali per quanto riguarda stomaco e intestino e ha consentito di controllare i livelli di glucosio nel 77% dei pazienti trattati, obiettivo raggiunto solo nel 61% dei diabetici sottoposti al vecchio trattamento.
PILLOLA 2 IN UNO. Dal primo trimestre 2009 sarà disponibile in Italia il nuovo farmaco contro il diabete adulto contenente due principi attivi finora assumibili solo con due farmaci differenti: si tratta di Sitagliptin/Metformina della Merck, appena approvato dall'Agenzia Europea del Farmaco, l'Emea. Il farmaco unisce i un'unica soluzione i due farmaci Sitagliptin, che aumenta sintesi e rilascio di insulina da parte del pancreas, e Metformina che invece riduce la resistenza all'insulina. Secondo quanto riferito il farmaco riduce efficacemente la glicemia nei pazienti.
IN ITALIA BUONE CURE. Una classifica europea la piazza quarta, indietro solo rispetto a Irlanda, Olanda e Francia, nella cura del diabete. Quasi la metà dei pazienti, circa tre milioni, tiene sotto controllo la propria malattia, solo il 58% dei malati ha emoglobina glicata sopra la norma. Solo in Irlanda, col 68% dei pazienti sotto controllo, Olanda, col 52%, Francia, col 50%, la situazione e' migliore che da noi in Europa. Fanalini di coda sono Danimarca e Belgio, dove solo il 36% e 31% rispettivamente hanno valori buoni di emoglobina glicata. Ancora più confortante per il nostro paese sembrerebbe il confronto con gli Usa, dove dal 20 al 40% dei diabetici ha valori sopra la norma.
 

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