Fofi, una legge per i farmacisti antiabortisti

Silvio Campione | 23/10/2009 19:56

''Massimo rispetto per le preoccupazioni morali della Cei. Credo che questo sia un tema delicato e che debba essere regolamentato da una legge che chiarisca nei dettagli gli ambiti di applicazione all'interno dei quali deve operare un farmacista''. Così il presidente dell'Ordine dei Farmacisti (Fofi) Andrea Mandelli risponde al Segretario Generale della Conferenza episcopale Italiana, Mons. Mariano Crociata, che ha spiegato come l'obiezione di coscienza sia un diritto che deve essere riconosciuto ai farmacisti riguardo alla fornitura di prodotti che hanno per scopo scelte chiaramente immorali come l'aborto o l'eutanasia'.

''Condivido queste preoccupazioni morali - spiega in proposito Mandelli - per questo ritengo che sia necessaria una legge che faccia chiarezza su questi aspetti''. Anche perchè, aggiunge il presidente della Fofi facendo esplicito riferimento ad ''alcuni composti chimici'' come la pillola del giorno dopo, spesso ''il farmacista si trova in una situazione di imbarazzo a dover fornire un prodotto che può avere numerose eccezioni di applicazione che non sempre sono facili da capire per lo stesso farmacista''.
In sintonia anche Piero Uroda, presidente dell'Unione cattolica farmacisti italiani (Ucfi): ''Auspichiamo una legge e ci muoveremo per averla sapendo che sarà un impegno improbo, lungo e contrastato''. Uroda ha spiegato come sia indispensabile il sostegno ''di tutte le associazioni di categoria''. ''Vogliamo un incontro con la Federazione degli ordini - ha spiegato - perchè chiediamo che le nostre associazioni invece che osteggiarci ci sostengano, perchè serve un accordo tra di noi per promuovere l'adozione di una legge''. Per i farmacisti cattolici, visto che ''nella legge 194 per l'aborto chirurgico è previsto il rispetto dell'obiezione di coscienza degli obiettori sanitari'', anche nel caso ''dell'aborto farmacologico, per analogia, deve spettare lo stesso diritto ai farmacisti''. ''Io ritengo che la farmacia non può negare il farmaco al cittadino che si presenta provvisto di ricetta medica. Non possiamo rinnegare questo principio, grazie al quale si può affermare che la farmacia e' un presidio pubblico presente sul territorio''. E' la posizione espressa dalla dottoressa Anna Rosa Racca, presidente di Federfarma: ''Però allo stesso tempo - ha aggiunto la presidente di Federfarma - sono convinta che il farmacista debba avere la possibilità di attenersi ai principi etici in cui crede''. Per questo ha auspicato che si trovi ''una soluzione equilibrata e garantista per il cittadino e che si possa quindi addivenire ad una soluzione che tenga conto delle legittime esigenze di tutti''.

 

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