Dal Corriere della Sera: La Cei: obiezione di coscienza dei farmacisti

Redazione DottNet | 24/10/2009 13:40

La Cei invoca l’obiezione di coscienza dei farmacisti, «un diritto che dev’essere riconosciuto» per legge sia rispetto alla vendita della «pillola del giorno dopo» sia, «per i farmacisti ospedalieri», nel caso della pillola abortiva Ru486. E insieme, contro il «delitto dell’aborto», considera preoccupata la «drammaticità» della crisi economica: «Ci spinge a essere ancora più solidali con quelle madri che, spaventate dallo spettro della recessione, possono essere tentate di rinunciare o interrompere la gravidanza, e ci impegna a manifestare concretamente loro aiuto e vicinanza». Mentre il messaggio finale del sinodo per l’Africa, riprendendo le parole di Benedetto XVI, dichiara che «il problema dell’Aids non può essere superato con la distribuzione di profilattici», la Chiesa italiana è intervenuta ieri attraverso il testo della Cei per la giornata della vita e con l’intervento del vescovo Mariano Crociata, segretario generale della Cei, a un convegno dei farmacisti cattolici. Monsignor Crociata ha ricordato che «tradizionalmente» l’obiezione di coscienza è stata riconosciuta per «il servizio di leva obbligatorio» e per l’aborto, due casi «emblematici» perché «legati direttamente al fondamentale principio del non uccidere».

 

Ma nello stesso «quadro», dice, rientra «il diritto-dovere dei farmacisti all’obiezione di coscienza». Lo diceva già Wojtyla e lo stesso Benedetto XVI, in un discorso ai farmacisti cattolici del 29 ottobre 2007, riaffermò tale diritto: «Deve essere riconosciuto alla vostra professione, permettendovi di non collaborare, direttamente o indirettamente, alla fornitura di prodotti aventi come fine scelte chiaramente immorali, come ad esempio l’aborto e l’eutanasia». È vero che la Ru 486 sarà somministrata solo in ospedale, però Crociata precisa che l’obiezione deve valere anche per i «farmacisti ospedalieri».

Del resto il problema riguarda «soprattutto» la pillola del giorno dopo, nonostante «l’autorizzazione ministeriale la qualifichi come 'contraccettivo d’emergenza'», perché «non si può escludere la concreta possibilità» che la fecondazione sia già avvenuta, dice Crociata. Elogi dal centrodestra, mentre Vittoria Franco, responsabile donne del Pd, parla di «esortazione all’illegalità». E se i farmacisti cattolici chiedono una «legge» che assicuri il diritto all’obiezione, l’Ordine ritiene necessaria «una legge che faccia chiarezza» e Federfarma ricorda che «la farmacia non può negare un farmaco a un cittadino con la ricetta medica». È anche un problema di interpretazione della legge 194. Per il ginecologo Silvio Viale, l’obiezione di coscienza dei farmacisti è già garantita: «La 194 la prevede per il personale sanitario e quello esercente le attività ausiliarie. È sorprendente come tutti lo dimentichino».
 

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