Leucemia mieloide cronica, migliora la qualità della vita con il Glivec

Redazione DottNet | 27/10/2009 18:58

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Non solo non si muore più di leucemia mieloide cronica, ma si può vivere una vita perfettamente normale, con pochi, se non nulli, effetti collaterali.

A dieci anni dall'introduzione del primo farmaco intelligente per la cura di questa forma di leucemia (il Glivec della Novartis in commercio dal 2000), uno studio ''tutto italiano'', analizza per la prima volta la qualità della vita dei pazienti in cura con l'imatinib da almeno un anno e dimostra come gli effetti collaterali (più frequenti stanchezza, crampi e ritenzione idrica) non compromettano la vita dei malati. Per la conclusione della ricerca, condotta dal Gimema (Gruppo italiano malattie ematologiche dell'adulto) insieme all'associazione italiana contro le leucemie (Ail), bisognerà aspettare dicembre. Ma i primi dati dimostrano già come ''la percentuale di pazienti che non presenta sintomi è molto elevata'', come ha spiegato Fabio Efficace, responsabile studi sulla qualità della vita Gimema, e che nei casi in cui si manifestano ''si registrano delle differenze in base all'età ma anche tra uomini e donne''. Nelle donne infatti, gli effetti collaterali hanno un impatto maggiore, così come nelle persone con più di sessant'anni. La ricerca, condotta fino ad ora su 382 pazienti in 27 centri di ematologia di tutta Italia, ''ha dato risultati inaspettati'' prima di tutto ''per l'entusiamo dei pazienti'', ha proseguito Efficace, sottolineando come le prime conclusioni si basino sulle risposte dei soli medici. Nei confronti dei pazienti gli ematologi si sentono ''scrupolosi'' nel dare le informazioni sulla malattia, ma stentano un po' quando si tratta di parlare dell'impatto della terapia sulla vita sociale e familiare (il 20% dichiara di fornire informazioni 'poco o per nulla'). ''Lo studio ci servirà proprio per migliorare la qualità dell'assistenza a questi pazienti'' ha rilevato Franco Mandelli, ematologo e presidente dell'Ail. ''Il farmaco - ha concluso Giorgio Lambertenghi Deliliers, vicepresidente della Società italiana di ematologia (Sie) - da' ai malati la possibilità di vivere tranquilli con una qualità della vita eccellente. E per quel 25% che dimostra resistenza o che è refrattario al Glivec, c'è ora un farmaco più potente, il nilotinib, di cui si sta studiando l'efficacia e che domani potrebbe anche sostituire l'imatinib come cura prevalente per la malattia''.