CGIL: medici su RU486, obiezione coscienza non limiti scelta donna, cozza legge 194 prevede che ospedali assicurino IVG

Tania Vuoso | 28/10/2009 12:02

E' "forte il rischio di una grave limitazione della utilizzazione clinica della pillola abortiva RU486 a causa dell'obiezione di coscienza, arrivata a oltre il 70% tra i ginecologi. E chi non obietta rischia di essere emarginato e penalizzato nella carriera". Lo sottolinea Massimo Cozza, segretario nazionale FPCGIL medici, all'indomani del via libera definitivo del Cda dell'Agenzia italiana del farmaco alla pillola abortiva, mentre da più parti si levano appelli all'obiezione di coscienza dei medici.

"Chiediamo alle Regioni - spiega - di attenersi rigorosamente alle legge 194 anche per quanto concerne l'articolo 9, con l'obbligo per tutti gli ospedali di assicurare l'effettuazione degli interventi di interruzione della gravidanza, anche attraverso la mobilità del personale. Ci permettiamo comunque di ricordare - prosegue Cozza – che l'obiezione di coscienza non esonera dall'assistenza antecedente e conseguente all'intervento, e auspichiamo che la guida delle strutture pubbliche interessate, dai consultori alle unità ospedaliere, sia affidata a chi non obietta".

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