Maggiore attenzione alle interazioni tra i diversi farmaci assunti dal paziente anziano

Redazione DottNet | 11/02/2009 15:07

Aumentano gli strumenti terapeutici a disposizione, migliora l’assistenza domiciliare ma, in parallelo, cresce anche il numero degli errori e delle prescrizioni che pongono il paziente, soprattutto se anziano, a rischio di pericolose interazioni.

Questa l’esperienza comune, e questo l’oggetto di uno studio pubblicato sul Journal of Clinical Oncology dai medici del Massachussetts Medical Center di Worcester, che hanno verificato tutto ciò che riguardava oltre 1.300 pazienti che avevano avuto più di 11.000 prescrizioni nel periodo compreso tra il settembre 2005 e il maggio 2006. In totale, i ricercatori hanno scoperto 90 veri e propri errori, corrispondenti a un tasso di 7,1 errori ogni cento visite; 55 di essi erano potenzialmente pericolosi, e 11 avevano comportato un danno per il paziente.

Gli autori hanno individuato anche una delle possibili cause: le discrepanze tra ciò che viene detto in sede di visita e quanto viene poi prescritto dopo la disamina di tutti gli esami effettuati: i dosaggi spesso non coincidono, perché tra il momento della diagnosi e quello della caratterizzazione della malattia ci sono quasi sempre aggiustamenti, e per questo non andrebbe consegnato nulla di scritto al malato prima che siano disponibili i risultati definitivi. Inoltre, sempre secondo gli autori, è indispensabile migliorare la comunicazione tra medico e paziente, e servirsi di più di codici specifici.


Ma il problema delle interazioni non previste non riguarda solo gli anziani malati di tumore: più cresce la sopravvivenza e più aumenta anche il pericolo che, tra le molte medicine prese ogni giorno dagli anziani in generale, ve ne siano alcune che non dovrebbero mai essere prese insieme.
Un altro studio, questa volta pubblicato su Jama dai geriatri dell’Università di Chicago, e basato su un’indagine condotta su oltre 3.000 persone di età compresa tra i 57 e gli 85 anni, ha messo in luce il fatto che più della metà di costoro assumeva ogni giorno cinque diverse sostanze tra farmaci, medicinali da banco e supplementi, e che circa uno su tre assumeva ogni giorno almeno cinque farmaci veri e propri.
Nel complesso, poi, circa il quattro per cento dei partecipanti faceva uso di almeno una delle possibili 11 combinazioni individuate come potenzialmente pericolose, nelle quali sono spesso presenti acido acetilsalicilico, niacina, aglio o gingko. Non solo: circa la metà degli assortimenti comprendeva una terapia anticoagulante con warfarin o antiaggreganti, fatto che espone a gravi rischi di emorragie. Scontata la conclusione: per gli anziani, bisogna intensificare i controlli e creare percorsi terapeutici che aiutino il medico a fare la prescrizione più indicata e sicura per ciascuno.

 

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