Terapie target in combinazione, a sorpresa dati negativi

Redazione DottNet | 25/02/2009 15:57

chemioterapia

Utilizzare nel trattamento dei tumori colorettali terapie target in combinazione può non essere una strategia efficace quanto la terapia combinata a base di diversi agenti chemioterapici. Lo afferma un editoriale pubblicato dal New England Journal of Medicine.

Uno dei principi-cardine della chemioterapia combinata in Oncologia clinica è che i farmaci che funzionano con meccanismi citotossici differenti e hanno differenti limitazioni di dosaggio possono essere somministrati contemporaneamente con un outcome superiore alla semplice somma degli outcome. L’avvento delle terapie target a base di anticorpi monoclonali ha aperto nuove strade alla terapia oncologica combinata per i tumori colorettali, portando a nuovi eccellenti risultati con diverse combinazioni agente chemioterapico–anticorpo monoclonale. Il passo successivo è parso a tutti ovvio: somministrare in combinazione diversi anticorpi monoclonali, sperando in outcome potenziati come già avvenuto con gli agenti chemioterapici. Studi preclinici e un’esperienza clinica su 40 pazienti suggerivano che la combinazione bevacizumab-cetuximab potesse portare ottimi risultati. E invece... Robert J. Mayer del Dana-Farber Cancer Institute di Boston spiega: “Uno studio olandese appena pubblicato ha randomizzato 732 pazienti con tumore colorettale metastatico ancora non trattato a capecitabina, oxaliplatino e bevacizumab in monoterapia o tutti e tre i farmaci assieme in terapia combinata con cetuximab per 23 mesi. È emerso sorprendentemente che nel gruppo trattato con la terapia combinata la sopravvivenza media era minore. Risultati negativi simili anche in altri trial per l’aggiunta di un anticorpo anti-EGFR all’associazione chemioterapia-bevacizumab. Le cause? Si ipotizza un’interferenza a livello di signaling intracellulare, ma non abbiamo ancora una spiegazione chiara”.