Gestione del paziente con ESA per rottura di aneurisma

Redazione DottNet | 05/05/2009 16:11

aneurisma

Il Consiglio Superiore di Sanità ha stilato un documento denominato “Gestione Sanitaria del Paziente con Emorragia SubAracnoidea (ESA) per rottura di Aneurisma Intracranico”. Il documento nasce con lo scopo di migliorare la prognosi dei pazienti affetti da ESA o portatori di aneurismi intracranici mediante la messa in atto di strategie di prevenzione della malattia e di limitazione dei danni in caso di emorragia.

Nei paesi industrializzati l’ictus rappresenta, per le sue dimensioni epidemiologiche e per il suo impatto socio-economico, una delle più importanti problematiche sanitarie, costituendo la prima causa di invalidità permanente e la seconda causa di demenza e, in Italia, la terza causa di morte dopo le malattie cardiovascolari e le neoplasie (10-12% di tutti i decessi/anno). In questi paesi, negli ultimi decenni, vi è stata una crescente ricerca di interventi efficaci per migliorare la prognosi di questi pazienti, prognosi direttamente correlata a:
a) prevenzione primaria e secondaria;
b) utilizzo di specifica terapia farmacologica mirata al contenimento delle conseguenze del danno vascolare;
c) management complessivo del paziente relativamente a gestione clinica della fase acuta, prevenzione delle complicanze più frequenti e riabilitazione in fase sia precoce sia post-acuta.

Le strategie poste in campo, unitamente alla presenza di strutture di assistenza “dedicate” (stroke care), ne hanno determinato una diminuzione della incidenza e del tasso di mortalità; una particolare forma di ictus emorragico è rappresentata dall’emorragia subaracnoidea (spandimento di sangue negli spazi subaracnoidei, provocato, nella maggioranza dei casi, dalla rottura di un aneurisma intracranico) che, a differenza dell’ictus, è ancora una malattia associata ad un elevato indice di morbilità e mortalità. Infatti, sulla base degli studi effettuati:
a) il 33.8% dei pazienti affetti da ESA muore prima di raggiungere un Centro Ospedaliero;
b) l’indice di mortalità a 30 giorni è del 50%;
c) il 50% di coloro che sopravvivono è gravato da reliquati neurologici permanenti.
Per questa ultima patologia è fondamentale, al fine di migliorare l’assistenza e conseguire risultati apprezzabili, integrare le competenze cliniche con quelle organizzativo-gestionali in quanto si tratta di una malattia severa i cui esiti, in termini di mortalità e disabilità, dipendono fortemente dal fattore tempo e dalla integrazione in rete di tutte le strutture e dei professionisti che intervengono nel percorso del paziente.
Il gruppo di esperti del CSS che hanno redatto il parere, coordinati da Giulio Maira, propone un modello di gestione dei pazienti colpiti da ESA, lasciando poi alle singole realtà regionali il compito di definire in modo più dettagliato i modelli organizzativi più confacenti al contesto locale, che si basa su tre aspetti principali:
a) assicurare la cura appropriata del paziente nel minore tempo possibile e in una adeguata struttura ospedaliera che disponga sia delle competenze di neurochirurgia che di neuroradiologia interventistica;
b) realizzare idonei percorsi diagnostici, terapeutici e riabilitativi, atti a garantire l’indispensabile continuità assistenziale tra i vari livelli di assistenza;
c) promuovere l’integrazione, pur nel rispetto delle autonomie organizzative regionali, tra il sistema territoriale del soccorso e la rete dei servizi e dei presidi, tra il sistema Emergenza - Urgenza ed i centri di alta specializzazione.