Allarme malattie renali: in dieci anni aumentati i pazienti in dialisi del 60% e i trapianti del 50%

Redazione DottNet | 05/05/2009 12:38

“In base a stime della SIN, Società Italiana di Nefrologia, negli ultimi 10 anni i pazienti in dialisi sono passati da 31.000 a 50.000, con un aumento percentuale, quindi, del 61,3%. Più in generale, oggi il 12% della popolazione italiana soffre di malattie renali: si tratta, quindi, di circa 7 milioni di persone, costituendo una vera e propria malattia sociale. Il numero delle persone in dialisi, poi, cresce al ritmo del 4% all’anno.

Aumentano soprattutto i pazienti anziani: di malattie renali soffre il 15% della popolazione con più di 50 anni, il 20% con più di 60 anni, il 25% con più di 70 anni. Del totale dei malati, il 6% ha una funzione renale inferiore al 50% della norma. A livello nazionale si tratta, quindi, di oltre 400.000 persone. Il 65% dei malati sono uomini, il 35% donne” – questo l’allarme lanciato dal professor Francesco Locatelli, Presidente del Congresso Mondiale di Nefrologia, svoltosi in questi giorni a Milano.
Da una indagine effettuata recentemente i pazienti in trattamento dialitico a livello nazionale risultano circa 50.000 ed i trapiantati renali 15.000. Ancora in base ai dati SIN, l’età media dei pazienti è di 58 anni: va dai 50 anni dei pazienti trapiantati ai 66 di quelli in dialisi. I dati del registro italiano di dialisi e trapianto, infine, evidenziano come il numero di pazienti sottoposti a sostituzione d’organo sia progressivamente aumentato anno dopo anno. Nel 1992 furono eseguiti 611 trapianti, nel 1997 il doppio (1.221), per passare nel 2003 a 1.487 e nel 2006 a 1.815. E i pazienti in lista di attesa sono attualmente oltre 6.300. Sempre più giovani i pazienti trapiantati: quasi il 50% ha un’età compresa tra i 25 e i 44 anni e circa il 35% tra i 45 e i 64. Il 15% ha un’età compresa tra 15 e 24 anni ed il 5% sono bambini fino a 14 anni.
Gravi sono le patologie collegate: quasi un paziente su 3 è diabetico o iperteso con rischi cardiovascolari. Sulla base del Report annuale 2008 del Registro italiano dialisi e trapianti della SIN, il 22.9% è diabetico, il 28.5% è iperteso, il 15.3% è affetto da patologie cardiache e l’11.6% soffre di malattie vascolari. Nei pazienti con danno renale lieve o moderato la mortalità cardiovascolare aumenta di 3 – 4 volte ed ancora di più nei pazienti in dialisi, da 20 a 500 volte.
Un’insufficienza anche moderata sta emergendo pertanto come nuovo e pesantissimo fattore di rischio per le malattie cardiovascolari. Di grande impatto epidemiologico, poi, la sindrome cardio renale si osserva nei pazienti che hanno insufficienza cardiaca e contraddistingue quelli che hanno gradi più o meno spiccati di insufficienza renale.
Da 1/3 a ¼ dei pazienti che hanno insufficienza cardiaca hanno una funzione renale dimezzata o gradi di compromissione renale anche più severi. Il rischio di morte nella sindrome cardio renale cresce in maniera proporzionale alla gravità dell’insufficienza renale: l’insufficienza renale innesca una progressione più rapida dell’insufficienza cardiaca.
Molti pazienti si rendono conto troppo tardi dell’insufficienza renale cronica, di fatto nell’imminenza dell’ingresso in dialisi. Questo processo di purificazione del sangue, sia che si svolga in ospedale nel caso dell’emodialisi sia in casa con la dialisi peritoneale, comporta un evidente peggioramento della qualità della vita del paziente. Una delle difficoltà principali consiste nell’ individuazione della malattia in una fase precoce dovuta spesso alla mancanza di sintomi fino alle fasi avanzate. Anticipare la diagnosi e quindi la cura risulta di grande importanza per allontanare di anni, se non di evitare, la dialisi.
Sulla base dei dati di ingresso in dialisi rilevati dal Registro Europeo Dialisi e Trapianti i numeri europei sono sovrapponibili a quelli italiani, tranne che per l’età dei pazienti. Emerge infatti che l’età media all’estero è più bassa rispetto a quella italiana: 56 contro 62 anni.
In Nord-America la prevalenza di persone con malattia renale, cioè il numero complessivo dei cittadini affetti da questa patologia, si stima abbia superato il 10%, per raggiungere valori del 15-30% negli anziani e di oltre il 50% nelle persone con malattie metaboliche e circolatorie.

 

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