IL MECCANISMO DELLA "COAZIONE A RIPETERE" NELLA STRUTTURA BIOLOGICA COMPORTAMENTALE

Psichiatria | Enrico Venga | 13/11/2009 16:22

Dall'Enciclopedia della Psicoanalisi di J. Laplance e J.B Pontalisi,1974,68, leggiamo:
" Nel vocabolario freudiano Zwang [ obbligo, costrizione, vincolo, inibizione, forza, violenza] è utilizzato per designare una forza interna costrittiva. Esso è usato per lo più nel quadro della nevrosi ossessiva e implica allora che il soggetto si sente costretto da quella forza ad agire o a pensare in un determinato modo e lotta contro di essa".
Freud S. (1914) scrive: " Sappiamo dunque che l'analizzato ripete invece di ricordare, che ripete sotto le condizioni impostegli dalla resistenza; ma ci possono ora chiedere: che cosa propriamente egli ripete o mette in atto? La risposta è questa; egli ripete tutto ciò che, provenendo dalle fonti di quanto in lui vi è di rimosso, si è già imposto alla sua personalità manifesta; le sue inibizioni, i suoi atteggiamenti inservibili, i tratti psicologici del suo carattere. Sì, egli ripete anche durante il trattamento tutti i suoi sintomi. E ora possiamo osservare che mettendo in rilievo la coazione a ripetere non abbiamo acquisito un fatto nuovo, ma solo una concezione più unitaria. Ci rendiamo conto infatti che lo stato morboso dell'ammalato non può cessare con l'inizio della sua analisi, e che la sua malattia non va trattata come una faccenda del passato, ma come una forza che agisce nel presente". Ancora nel 1920: " Ma che tipo di connessione esiste fra la pulsionalità e la coazione a ripetere ? A questo punto ci si impone l'ipotesi di esserci messi sulle tracce di una proprietà universale delle pulsioni, e forse della vita organica in generale, proprietà che finora non era stata chiaramente riconosciuta o, almeno, non era stata rilevata esplicitamente. Una pulsione sarebbe una spinta, insita nell'organismo vivente, a ripristinare uno stato precedente al quale quest'essere vivente ha dovuto rinunciare sotto l'influsso di forze perturbatrici provenienti dall'esterno; sarebbe dunque una sorta di elasticità organica, o, se si preferisce, la manifestazione dell'inerzia che è propria della vita organica. Questa concezione della pulsione ci suona strana, poiché ci siamo abituati a ravvisare in essa un fattore che spinge al cambiamento e allo sviluppo, mentre ora la dobbiamo intendere in un modo precisamente opposto, vale a dire come espressione della natura conservatrice degli esseri vivente".
In A di là del principio del piacere,1920,208, scrive: " Esistono così persone le cui relazioni umane si concludono tutte nello stesso modo: benefattori che dopo qualche tempo sono astiosamente abbandonati da tutti i loro protetti - per diversi che siano tra loro questi ultimi sotto altri riguardi -, e che quindi paiono destinati a vuotare fino in fondo l'amaro calice dell'ingratitudine; uomini le cui amicizie si9 concludono immancabilmente con il tradimento dell'amico, o altri che nel corso della loro vita elevano ripetutamente un' altra persona a una posizione di grande autorità privata o anche pubblica, e poi, dopo un certo intervallo di tempo, abbattono essi stessi quest' autorità, per sostituirla con quella di un altro; o, ancora, persone i cui rapporti amorosi con le donne attraversano tutti le medesime fasi e terminano nello stesso modo ecc. Questo "eterno ritorno all'uguale" non ci stupisce molto se si tratta di un comportamento attivo del soggetto in questione e se in esso ravvisiamo una peculiarità permanente ed essenziale del suo carattere la quale debba necessariamente esprimersi nella ripetizione delle stesse esperienze. Un'impressione più forte ci fanno quei casi in cui pare che la persona subisca passivamente un' esperienza sulla quale non riesce ad influire, incorrendo tuttavia immancabilmente nella ripetizione dello stesso destino... Ma se nella psiche esiste tale coazione a ripetere, ci piacerebbe conoscere qualcosa su di essa, sapere a quale funzione corrisponde, in quali circostanze può manifestarsi, e in che rapporto sta col principio di piacere, a cui, dopo tutto, avevamo finora attribuito l'egemonia sui processi di eccitamento parchè si svolgono nella vita psichica".
Quando leggiamo che il "rimosso ritorna", si mette in evidenza che ciò che non si comprende, o che non può essere compreso, se non subisce una chiarificazione-decodificazione, tende a "ripetersi" anche se, a nostro avviso, con una diversa rappresentazione storica-sociale. E' tale diversità che ci induce nella illusoria rappresentazione del progresso dell'Uomo ?
Dalla biologia sappiamo che ogni sistema cellulare è percorso da flussi autoregolati di materia, energia ed informazioni, grazie a ciò esso si riproduce e si adatta anche ad ambienti mutevoli.
A livello cellulare l'autocontrollo definisce tutta la concentrazione relativa dei monomeri per la sintesi dei polinucleati e proteine come il meccanismo della riproduzione ed anche il comportamento nello spazio. Sia il controllo sia l'autocontrollo conferiscono un comportamento orientato verso determinate finalità; reperimento del cibo, ricerca del partner sessuale etc. Tutto ciò può anche non accadere, ma il problema della ripetitività, a nostro avviso "coattiva", si estrinseca, comunque.
Quindi, sotto questo aspetto, possiamo affermare che la fenomenologia, sia essa applicata alla biologia o alla non-biologia, rappresenta sempre un meccanismo di ripetitività coattiva.
La coazione non è da intendere al di là della formazione della Materia, poiché essa è intrinseca a qualsiasi organizzazione strutturale.
A nostro parere certi meccanismi riguardano l’intera organizzazione biologica e non, per cui essi vengono passivamente evidenziati, non avendo l’ Uomo la possibilità di comprenderli. Sotto questo aspetto dovremmo mutare la nostra ricerca.
Sappiamo anche che una catena polipeptidica è una successione di componenti più elementari e rappresenta una comunicazione , un messaggio. E la biologia molecolare consiste nella decodificazione di questi messaggi, mera esigenza dell’Uomo, e studia la funzione delle varie proteine in rapporto alla struttura e tutto quello che porta alla sintesi delle singole catene proteiche. Non poche sono anche le serie di trasformazione metaboliche ad andamento ciclico ( Es.: il ciclo di Krebs e quello dell’urea).
Più frequentemente l’espressione Ciclo biologico è impiegata in quei casi in cui la specie presenta due o più generazioni diverse che si succedono ritmicamente.
Così come la Metempsicosi che designa la ripetuta trasmigrazione in corpi, in oggetti o in elementi della natura, di una medesima entità spirituale, o anima, o personalità. In diverse aree culturali, nell’ambito di diverse religioni, si affermò e si sviluppò, secondo autonomi orientamenti di pensiero e stili di esperienza religiosa, la nozione della permanenza della personalità individuale oltre la morte e della coincidenza di tale personalità con successive immagini provvisorie, in un costante divenire.
Già prima che il giainismo e il buddhismo sviluppassero le dottrine sulla trasmigrazione delle anime, erano maturate credenze e speculazioni filosofiche sulla sorte dell’anima dopo il suo distacco da Brahmà e forse si era giunti a considerare che l’anima subisse ( a causa del distacco) interminabili trasmigrazioni, durante innumerevoli esistenze. Su tale substrato si innestarono il gianismo e il buddhismo e acquistò precisa formulazione, davvero ossessiva, la nozione di samsāra ( dalla radice sr, correre), flusso perenne del divenire fenomenico, entro il quale gli uomini sono incatenati dal karman, parola che nei brāhmana designava l’atto rituale, mentre successivamente ( e soprattutto nel buddhismo) designò l’atto in generale, l’atto compiuto, l’azione buona o cattiva. Il buddhismo si propone anch’esso di far attraversare all’uomo la corrente delle trasmigrazioni, non per salvare l’integrità dello spirito individuale ( del quale nega l’esistenza sostanziale), ma per giungere al superamento dell’opera, dell’atto compiuto, che appunto incatena al ciclo di nascita-morte-rinascita, poiché ogni azione ha i suoi precedenti e le sue conseguenze. Obiettivo del buddhismo è quindi liberarsi dalla catena delle trasmigrazioni e approdare all’ “altra riva”, donde non si ritorna, alla beatitudine di una vita distaccata dal voler vivere.
Vincere il desiderio e l’ignoranza consente di liberarsi del divenire e delle reincarnazioni. Attraverso le molteplici esistenze occorre progressivamente purificarsi – catarsi sia individuale sia sociale ( onto-filogenetica) – rinunciare a se stessi, giacchè il se stesso è costituito dalla successione dei propri atti.
Un altro fondamentale filone di dottrine circa la Metempsicosi si ritrova nel mondo greco. Empedocle evoca la sorte di esseri umani o divini che, in seguito a un crimine primordiale, sono condannati a errare per 30.000 anni, passando attraverso tutte le forme òortali. Elementi di dottrine che accennano alla Metempsicosi si ritrovano poi nel neoplatonismo e nel neopitagorismo.
Tra i pensatori cristiani delle origini si ritrovano accenni a dottrine relative alla reincarnazione in Origene e Giustino.
La fede cristiana ravvisa in Gesù risorto la prima cellula del mondo nuovo di Dio, il vero nuovo Adamo che rinnova la vecchia umanità. La fede nella Resurrezione finale è comune anche all’ Ebraismo e all’ Islam.
Gianbattista Vico, con la teoria dei “ricorsi, sostenne che una civiltà giunta a un alto grado di sviluppo spirituale e pratico ricade in una rinnovata “barbarie seconda”.
In questa nuova ( ma in realtà vecchia) condizione si riproducono numerose forme di vita, di costumi sociali, di regolamentazioni giuridico-politiche che la crescita storico-razionale dell’ umanità si era lasciata dietro le spalle.
La Teoria dei ricorsi appare senza dubbio debitrice, almeno in parte, delle vecchie condizioni cicliche della storia. Così in India nella dottrina dei quattro iuga , durante i quali integrità fisica ed etica del mondo diminuiscono di un quarto alla volta, nel quadro dell’anno di Brahman, salvo a reintegrarsi alla fine del processo; analoga la dottrina indiana dei periodi cosmici detti Kalpa. Nel taoismo cinese, il Tao emette e riassorbe a vicenda i principi cosmici. In Grecia la dottrina dell’ Eterno Ritorno si evidenzia in Eraclito con sua dottrina della “ via all’ingiù” e “all’insù” ( Fuoco-Terra-Fuoco), con Empedocle ( Philotes e Neikos, l’ Amnore e la Discorida, che con interventi e procedimenti vari determinano l’unirsi ed il separarsi degli elementi, nel quadro di una disintegrazione e reintegrazione della Sfero). Platone nel Politico fa susseguire due periodi cosmici, durante i quali il mondo gira in direzione opposta e gli esseri seguono ritmi opposti.
La Teoria dei ricorsi esprime il duplice convincimento di Vico che nulla garantisce alla storia uno sviluppo sempre progressivo, e che anche i regressi, così come i progressi, obbediscono a un itinerario strettamente connesso con la logica oggettiva.
Allora ci chiediamo: questo meccanismo biologico comportamentale ci induce alla ripetitività fisiopatologica senza nessuna altra speranza ? perché l’ Uomo non ha la possibilità di comprendere la propria struttura ? può la conoscenza strutturale aiutarci ad uscire dalla Fisiopatologia della Storia e degli Eventi sia in senso Ontologico che Filogenetico ? oppure ognuno è al servizio della propria organizzazione strutturale ?
Sotto questo aspetto risultiamo dei semplici ed ignari strumenti - epifenomeni – nella vasta e sottile organizzazione della Struttura della Materia ?
Ma, se riuscissimo a comprendere questa nostra naturale condicio, potremmo evitare il meccanismo biologico comportamentale della “COAZIONE A RIPETERE” come induzione Fisiopatologica ?

                                                                                                                             VENGA ENRICO
 

 

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