Per scongiurare l'infarto, il diabete va immediatamente aggredito

Redazione DottNet | 11/09/2008 10:27

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Se il diabete viene immediatamente aggredito con cure appropriate, diminuiscono nel tempo i rischi d'infarto.  

'Aggredire' il diabete del tipo II sin dal momento della diagnosi con trattamenti farmacologici mirati, fa diminuire decisamente nel tempo i rischi di infarto e di morte per complicazioni legate alla patologia. A scoprire i benefici anche a 20 anni dalla diagnosi della malattia, per i pazienti che hanno preso sin dall'inizio medicinali capaci di tenere i zuccheri nel sangue sotto controllo, è la 'seconda parte' di una indagine britannica realizzata da studiosi dell'universita' Oxord sotto la guida di Rury Holman. Pubblicata sulla rivista scientifica 'New England journal of medicine', la ricerca ha controllato per ulteriori 10 anni la salute di circa 3.300 pazienti diabetici che erano già stati seguiti per 10 anni in precedenza, quando cioè gli era stato diagnosticato il diabete. Originalmente i pazienti erano stati divisi in due gruppi, uno che prendeva farmaci 'ad hoc' per controllare la patologia, ed un altro che seguiva un regime alimentare speciale ma senza l'aggiunta di medicinali. Al termine dei primi 10 anni, i pazienti sotto terapia farmacologica erano migliorati rispetto agli altri per quanto riguardava i rischi di danni renali e oculari, ma nessuna differenza era stata riscontrata nell'ambito delle malattie cardiovascolari o dei pericoli di morte. Ma dopo altri 10 anni, i risultati sono cambiati nettamente: i malati che avevano preso i farmaci hanno evidenziato una diminuzione dei rischi di infarto tre il 15 ed il 33% rispetto agli altri e una riduzione delle probabilità di morte tra il 13 ed il 27%.