Gemelli il 3% dei nuovi nati, crescono anche 'triplette' numero raddoppiato negli ultimi 30 anni

Adelaide Terracciano | 23/11/2009 17:03

fecondazione maternità

Sempre più frequente il doppio fiocco nelle maternità italiane. Nel 2008, su 570 mila nati, ben 17.100 erano gemelli: il 3%. Un numero raddoppiato rispetto a 30 anni fa. Con un aumento anche delle 'triplette', che oggi rappresentano il 4% dei bambini nati da parto gemellare. A fornire i dati Mario De Curtis, direttore dell'Unità di neonatologia, patologia e terapia intensiva neonatale del Policlinico Umberto I di Roma, oggi nella Capitale al convegno nazionale 'I gemelli in età pediatrica: epidemiologia, clinica e psicologia', organizzato dalla sua struttura insieme al Registro nazionale gemelli dell'Istituto superiore di sanità.

 

"L'aumento dei parti plurimi è legato al maggior ricorso alla fecondazione assistita. Ma anche all'aumento medio dell'età materna, fattore che favorisce la nascita di gemelli: nel 1982 solo il 9% delle donne che partoriva aveva un'età superiore a 35 anni, nel 2007 si è passati al 35%", dice De Curtis, ricordando i dati del Lazio dove ogni anno nascono ben 1.700 gemelli di cui 60 coppie solo al Policlinico Umberto I. Un fenomeno, quello dell'aumento dei parti plurimi, che ha implicazioni mediche importanti visto che in più della metà dei casi i gemelli nascono prematuri, prima della 37esima settimana di gestazione. E nel 10-15% dei casi con un peso molto basso, inferiore al chilo e mezzo. "Si tratta di neonati che necessitano di cure in unità intensiva neonatale - spiega l'esperto - e molto spesso i posti disponibili non sono sufficienti. I bebè devono essere spesso trasferiti in un altro ospedale. E questo trasferimento è associato ad un aumento della mortalità. E' fondamentale quindi aumentare il numero di posti in terapia intensiva neonatale: solo nel Lazio ne mancano 20". Ma l'esperto rassicura anche i genitori. "I gemelli - conclude De Curtis - hanno uno sviluppo normale, uguale a quello degli altri bambini, dopo il primo periodo. Ovviamente, nascendo prima del tempo rispetto ai singoli, hanno un maggiore rischio che però, con una buona organizzazione delle cure perinatale, può essere ridotto".