Pediatria: in Italia 13 bebè prematuri al giorno, appello genitori

Pediatria | | 23/11/2009 17:11

Arrivano a pesare meno di 500 grammi, fino a stare racchiusi nel palmo di una mano. In Italia circa 5 mila bimbi all'anno nascono prematuri: in media 13 bebè al giorno, attaccati a una macchina invece che al seno della mamma. A loro è dedicata la prima Giornata internazionale del neonato pretermine.

Si celebra in questi giorni ed è promossa dalla Fondazione europea per l'assistenza neonatale (Efcni) insieme a Vivere onlus, fondata da genitori dei piccoli prematuri per migliorare l'assistenza ai nati pretermine in Italia. Nel nostro Paese, avverte infatti Marina Bruscagnin, presidente dell'associazione, "i centri ospedalieri specializzati nell'assistenza di queste gravidanze e dei neonati a rischio sono molto inferiori rispetto alle reali esigenze e molto diversificati, nella qualità dei servizi, nelle varie aree geografiche". Normalmente, ricorda Vivere onlus in una nota, ogni bambino cresce nella pancia della mamma per 40 settimane. Circa il 7-9% nasce prima della 37esima settimana, mentre l'1% prima della 32esima, cioè dopo meno di 7 mesi di gestazione. Ma le percentuali dei parti prematuri sono in aumento - avvertono gli esperti - per diverse ragioni tra cui il crescente ricorso alle tecniche di fecondazione assistita e le gravidanze plurigemellari. Grazie al progresso che le tecnologie biomediche per le cure intensive neonatali hanno avuto negli ultimi 5 anni, oggi sopravvive il 90% dei neonati con peso inferiore ai 1.500 grammi, contro meno del 25% negli anni '60. La scienza riesce ormai a salvare anche bebè nati alla 23esima settimana (quinto mese), ma resta il fatto che - dicono i medici - la differenza tra un neonato di 23 settimane e un nato a termine è superiore a quella tra un bimbo di pochi mesi e un adolescente. La specializzazione dei reparti di terapia intensiva neonatale risulta quindi determinante per il futuro di questi piccoli. Invece, spesso i genitori dei nati prematuri denunciano "delle gravi carenze o addirittura nessuna conoscenza delle problematiche insite nella prematurità, da parte di istituzioni territoriali ed assistenziali".
 

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