Sostanze plastica 'femminilizzano' maschietti, studio: i piccoli esposti a elevate quantità ftalati in utero, non fanno giochi da maschi

| 24/11/2009 11:45

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Occhio alle sostanze chimiche contenute nella plastica. Esserne esposti già nel pancione di mamma altera lo sviluppo del cervello dei maschietti, rendendoli più 'femminili'. A lanciare l'allarme è uno studio Usa, pubblicato sull'International Journal of Andrology. Se le quantità a cui sono esposti i feti di sesso maschile sono elevate, diminuiscono le probabilità che, una volta cresciuto, il bimbo si diverta con i classici giochi da maschio, come le macchinine o le pistole, la lotta o altri svaghi movimentati.

La ricerca dell'equipe dell'università di Rochester aggiunge nuove preoccupazioni per gli effetti degli ftalati, una famiglia di composti chimici presenti nelle superfici viniliche e nelle tende da doccia in Pvc. Sono sotto accusa da alcuni anni per la capacità di interferire sugli ormoni e sono stati banditi dai giocattoli nell'Ue. Restano comunque molto utilizzati per la produzione di oggetti in plastica di uso comune. In particolare alcuni tipi di ftalati mimano l'azione degli estrogeni, gli ormoni femminili. I ricercatori americani avevano già mostrato che questo può provocare anomalie genitali nei maschietti. Ora si spingono oltre, sostenendo un effetto sullo sviluppo del cervello attraverso lo 'spegnimento' del testosterone, l'ormone maschile.

L'equipe, guidata da Shanna Swan, ha analizzato campioni di urine di donne incinte, giunte a metà circa dei 9 mesi di attesa, alla ricerca di tracce di ftalati. Le mamme, da cui sono nati 74 maschi e 71 femmine, sono state poi ricontattate quando i figli avevano dai 4 ai 7 anni e interrogate sui giochi e gli svaghi preferiti dai bambini. Secondo i ricercatori, 2 tipi di ftalati (Deph e Dbp) possono condizionare il comportamento di gioco: i maschi esposti a elevate concentrazioni già nel pancione giocano meno dei coetanei con macchine, treni, pistole e fanno meno la lotta. Questo significa, sottolineano i ricercatori, che potrebbero crescere 'femminilizzati'.