Aumenta il business per i celiaci, ancora troppi i punti critici

Nutrizione | | 24/11/2009 19:47

Sono quasi 2000 i locali, ristoranti e strutture recettive per celiaci, sempre più numerosi in Italia. L'intolleranza permanente al glutine, sostanza proteica contenuta in numerosi cereali e presente in pane, pasta, biscotti e in moltissimi altri alimenti, colpisce oggi tra gli 85 e i 90 mila italiani, ma si tratta della punta di un iceberg: sono circa 400-500 mila gli italiani che ancora non sanno di esserne affetti, esponendosi a gravi rischi per la salute. In attesa del vaccino e della pillola, i cui test promettenti stanno facendo sperare i malati, l'unica terapia ad oggi efficace per recuperare uno stato di salute ottimale è la dieta senza glutine.

Nel corso degli ultimi 20 anni lo sforzo dell'industria alimentare ha portato più di 13.000 prodotti, tra mercato comune e prodotti erogati gratuitamente dal SSN. Tuttavia, se all'interno della propria casa è ormai facile seguire in modo rigoroso abitudini che escludano il glutine dalla propria alimentazione, le difficoltà reali per chi soffre di celiachia sono rappresentate ancora dalle occasioni di convivialità fuori casa, che costituiscono mediamente il 30% del totale dei pasti giornalieri. ''La legge 123 del 2005 ha definito gli interventi per favorire il normale inserimento nella vita sociale delle persone celiache: la celiachia è stata riconosciuta malattia sociale e il diritto al pasto senza glutine nelle strutture pubbliche è stato stabilito'', ha dichiarato Elisabetta Tosi, Presidente dell'Associazione Italiana Celiachia. Sono anche stati stanziati fondi per la formazione e l'aggiornamento degli operatori della ristorazione e alberghieri. Ma restano aperti ancora molti punti critici, legati alla non completa e capillare applicazione della legge. Dall'ultima relazione annuale al parlamento del Ministero della Salute risulta che questa parte della legge rivolta alla ristorazione commerciale privata risulta ancor meno applicata di altri aspetti importanti della norma: sono nove le regioni che non riportano dati, per non averli forniti o per aver dichiarato che nessuna attività informativa è stata realizzata. ''Le istituzioni non possono che essere sensibili ad un tema così rilevante e delicato - ha dichiarato Antonio Tomassini, Presidente della Commissione Igiene e Sanità del Senato'', annunciando un esame parlamentare della situazione, regione per regione. Fra le regioni virtuose c'è la Toscana che ha presentato, con la delibera 1036 del 2005, le Linee Guida per chiarire i requisiti strutturali e gestionali necessari a tutti gli operatori pubblici e privati che intendano proporre menù senza glutine. Un altro esempio è costituito dalla Regione Liguria, che ha affidato l'applicazione dell'articolo 5 riferito alla formazione degli operatori alberghieri e della ristorazione all'associazione regionale AIC.

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