Bimba salvata da un endoscopio

Gastroenterologia | | 26/11/2009 10:24

La perizia dei chirurghi risolve un caso complesso. È la storia di Anna, una ragazzina di otto anni. Nel maggio scorso improvvisamente accusa i primi disturbi a livello dello stomaco. L'unico segno è il rifiuto del cibo. È la scuola a comunicarlo: quando la piccola ha davanti il piatto fumante, prende tempo ma non si decide a mangiare. E resta digiuna. La stessa scena si ripete la sera, a cena. La mamma cerca di parlarle, di capire cosa si nasconda dietro quello che sembra solo un atteggiamento psicologico. Ma la famiglia non ce la fa a interpretare il fenomeno.

Si pensa a una gastrite e, anche, a un'anemia debilitante. Ma i giorni passano e l'inappetenza perdura. A questo punto la preoccupazione dei genitori diventa allarme. Il pediatra, il primo a essere chiamato, chiede la consulenza del neuropsichiatra infantile. Forse lui riuscirà a far luce sul mistero. Contemporaneamente si parte con gli esami diagnostici necessari ad escludere una patologia organica. Così Anna viene sottoposta anchea radiografia del torace. E le lastre, finalmente, chiariranno cosa è successo. Una moneta. Sì, quella da 50 centesimi, inghiottita chissà quando e di cui la ragazzina non ricorda nulla, si è bloccata in esofago, giusto al centro. Un corpo estraneo che, di fatto, impedisce al cibo di progredire. La portano subito in ospedale dove i medici con l'ausilio di un endoscopio rimuovono il corpo estraneo in pochi minuti. Procedura di routine. Tutto sembra tornare a posto. Ma pochi giorni dopo la sintomatologia e l'inappetenza si ripresentano. Stavolta vengono interpellati gli specialisti della Chirurgia d'urgenza del Santobono. Scoprono che l'infiammazione conseguente al ristagno della moneta ha creato una completa chiusura dell'esofago. Si fanno varie ipotesi sul protocollo da seguire. Anche quella di una resezione dell'organo. Poi, l'équipe di Chirurgia endoscopica formata da Raffaele Campanile, Aurelio Porreca e Silvana Russo, programmano una tecnica congiunta che, con due endoscopi utilizzati contemporaneamente permette di raggiungere il tratto ristretto. Passando dall'esterno perforano l'esofago e, in due ore, riescono a ripristinare la sua normale ampiezza. Senza neanche l'intervento della seconda équipe diretta da Antonino Tramontano e Giovanni Gaglione. Anna sta bene. Va a scuola e ha ripreso la sua vita normale.
Per saperne di più www.santobono.it www.lilt.it

Fonte: Repubblica

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