RU 486, occorre una pausa di riflessione. Cozza: il governo danneggia i medici

Farmaci | | 28/11/2009 11:38

Dopo la decisione della commissione Sanità di Palazzo Madama di chiedere uno ''stop precauzionale'' all'immissione in commercio della pillola abortiva Ru486, arriva il parere del ministro del Welfare Maurizio Sacconi.

Con un documento inviato al presidente dell'Aifa Sergio Pecorelli si conferma la necessità di un uso esclusivo del farmaco in ospedale e quella di emanare una nuova delibera. ''Il ministro Sacconi ed il sottosegretario Roccella mettono in scena una prevaricazione mai vista della politica sulla competenza tecnica, stravolgendo tra l'altro la legge 194. In tutto ciò la salute delle donne non c'entra. Mi auguro che l'Aifa continui a dare prova di autonomia di giudizio e respinga questa inaccettabile prepotenza'', ha commentato a caldo Livia Turco, capogruppo dei Democratici nella commissione Affari Sociali di Montecitorio, in una giornata caratterizzata da una polemica rovente fra Partito Democratico che attacca Governo e maggioranza. ''Come è evidente, in gioco non c'è alcuna volontà di condurre battaglie ideologiche ma solo la preoccupazione di garantire che la donna non sia abbandonata a se stessa ed esposta a rischi potenzialmente devastanti'', ha invece detto la deputata Barbara Saltamartini, responsabile delle Pari opportunità del Pdl. Di tutt'altro avviso Massimo Cozza, segretario nazionale FP CGIL Medici: ''il parere del Governo lede anche la professionalità dei medici. La richiesta dell'obbligo di somministrazione della pillola RU486 in regime di ricovero ordinario - avanzata all'Agenzia Italiana del Farmaco dal Ministro del Lavoro, della salute e delle politiche sociali - non colpisce solo le donne ma lede anche la professionalità dei medici''. ''Costringere'' il medico a tenere ricoverata ''in ogni caso in regime ordinario una paziente, per un trattamento eseguibile in regime di day hospital - ha concluso Cozza - è penalizzante per la donna, contrario alla deontologia e deleterio per l'organizzazione dei servizi ospedalieri, dai costi all'occupazione inappropriata di posti letto''. Il parere di Sacconi conferma quanto ieri aveva annunciato il sottosegretario Eugenia Roccella: uso della pillola abortiva Ru486 in ospedale e attento monitoraggio del percorso abortivo in tutte le sue fasi, per ridurre al minimo le reazioni avverse (effetti collaterali, emorragie, infezioni ed eventi fatali) e per disporre di un rilevamento di dati di farmacovigilanza che consenta di verificare il rispetto della legge. Elementi già indicati nella delibera dell'Agenzia del Farmaco che attendeva di essere pubblicata in Gazzetta Ufficiale e che ora potrebbero venire ''rafforzati'' se l'Aifa deciderà di accogliere l'indicazione del ministro di emanare un nuovo atto. Aveva parlato di ''vergogna nazionale'' l'oncologo Umberto Veronesi, secondo il quale ''fa ridere pensare che se un farmaco è sicuro in Francia non lo sia anche in Italia'', mentre il quotidiano Avvenire, in un editoriale ha sottolineato ''l'ineccepibile decisione del Parlamento di chiedere al Governo una parola chiara''. Ma è il Partito Democratico ad usare i toni più duri. La presidente del gruppo Pd a Palazzo Madama, Anna Finocchiaro, accusa il Governo di 'non dire la verità'' e di ''impedire la commercializzazione della RU486 e di fatto arrivare ad una modifica della legge 194''. Mentre Ignazio Marino invita il sottosegretario Roccella ''a mettere in campo una campagna di informazione sulla contraccezione e anche sull'utilizzo dei profilattici come mezzo di prevenzione''. Di tutt'altro avviso, invece, il sindaco di Roma, Gianni Alemanno, intervenuto sulla questione: ''la mia impressione - ha spiegato - è quella di un aborto fai da te. Dunque penso che un approfondimento vada fatto''.

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