Dompè, bene il 2010 ma con spesa appropriata

| 30/11/2009 21:13

''Fatturato stabile, leggero aumento dei volumi, export stabile in leggera crescita, più opportunità di lavoro specializzato, stabilità negli altri posti di lavoro produttivi''.

 E' ottimista sui destini dell' industria italiana del farmaco nel 2010, Sergio Dompè, presidente di Farmindustria, ma a patto che ''si verifichino precisi atteggiamenti di Governo e Regioni in merito alla spesa farmaceutica''. ''Con una quota di mercato estero che rappresenta, con circa 4,5 miliardi di euro, quasi il 60% del fatturato totale - ha detto Dompè, che ha chiuso oggi un incontro su questi temi all' Assolombarda di Milano - l'industria farmaceutica italiana ha dimostrato, a fronte di un mercato fermo, di essere in grado di contribuire alla crescita del Paese''. E perchè la situazione positiva possa continuare anche per l'anno prossimo, Farmindustria chiede di ''utilizzare appropriatezza nella previsione di spesa e di cercare di mantenere gli incentivi sostanzialmente su due livelli: il primo, sulla defiscalizzazione automatica delle spese in ricerca; il secondo, sui contratti di programma, che con un contributo di 100 milioni permettono di avere oltre un miliardo di investimento''. Ma il paletto principale del presidente di Farmindustria riguarda l'esiguità della spesa farmaceutica dello Stato che si colloca ''all' ultimo posto fra i 'Big 5' d'Europa, con 188,5 euro pro capite, contro i 211,4 del Regno Unito, 253 della Spagna, 318,7 della Francia e 325,9 della Germania''. Dompè pone comunque un problema di ''cattiva spesa e di spesa eccessiva da parte di una serie di Regioni. Bisogna che ci si concentri - ha affermato - su chi spende di più e male''. Ma accade anche che ''se l'Aifa ha dato l'accesso al tuo farmaco e ci sono Regioni che tardano senza motivo a metterlo a disposizione, si creano, specie sulle patologie più importanti, differenze fra cittadini di serie A e di serie B, e questo e' inaccettabile''. Infine, gli industriali del farmaco chiedono una politica di protezione di brevetti e marchio. ''Soprattutto oggi - dice Dompè - che abbiamo portato il nostro export dal 10% al 53% della produzione, non vogliamo nessun tipo di discriminazione. Se si parla di prezzi siamo tutti uguali, non vogliamo preferenze nei confronti dei farmaci generici, quando queste non siano generati da prezzi inferiori''. Dompè apre una parentesi anche sui generici: ''In Italia la penetrazione dei farmaci generici è bassa rispetto ad altri Paesi europei solo perchè qui la spesa per i farmaci è molto più bassa che altrove e il differenziale coi prodotti di marca è piccolo''. ''In Italia - spiega Dompè - c'è grande attenzione ai generici. Ma che compito hanno i generici, se non quello di tenere bassa la spesa? E perchè allora dobbiamo confrontarci con Paesi che hanno il 30-40% di spesa media superiore a quella del nostro Paese?''. ''In Germania - continua il presidente di Farmindustria - hanno prezzi molto più alti. Che cosa interessa al consumatore o al politico? Avere la sopportabilità economica della spesa farmaceutica: quella italiana è 188 euro a cittadino. Ebbene, siamo confrontati con Paesi che hanno il 30-40% di spesa media in più. La presenza dei generici è più alta. Scusatemi, ma a casa mia si fa alla rovescia: si vanno a copiare le ricette di chi spende meno. E' tutta qui la risposta del perchè la penetrazione dei generici in Italia è molto inferiore a quella che c'è in Germania. Come lavora il generico? Sul differenziale di prezzo. Più è basso il differenziale di prezzo e meno lavora. Così se un farmaco copia di un altro costa 10 euro di meno lo si guarda con grande attenzione, se costa solo 80 centesimi di meno l' attenzione è molto inferiore''.

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