Funziona la prima cyber mano: il paziente la controlla col cervello

| 01/12/2009 21:43

medicina ortopedia

La cybermano è una realtà: il primo paziente nel quale è stata impiantata poco più di un anno fa la controlla con il suo cervello. La mano è stata realizzata in Italia dalla Scuola Superiore Sant'Anna di Pisa e sempre in Italia è stato eseguito l'intervento, nell'università Campus Biomedico di Roma. Il risultato è in via di pubblicazione su una rivista scientifica internazionale.
 

- DIALOGO CERVELLO-MANO: la mano bionica ha cinque dita indipendenti e dialoga con il cervello per mezzo di quattro elettrodi impiantati in polso e avambraccio. In questo modo l'uomo non soltanto controlla il movimento, ma riceve stimoli sensoriali. E' stata realizzata dalla Scuola Sant'Anna nell'ambito del progetto LifeHand, che prevede impianto e sperimentazione di interfacce neurali su un soggetto amputato al braccio. Il progetto è finanziato con fondi europei per circa due milioni in cinque anni.
- COMUNICAZIONE SU 32 CANALI: i quattro elettrodi, messi a punto dall'azienda tedesca Ibmt, sono stati impiantati due nervi del braccio. Sono minuscoli filamenti flessibili e biocompatibili spessi 10 milionesimi di millimetro (nanometri) e lunghi 180 nanometri. Ognuno di essi ha otto canali (localizzati su altrettanti siti in paltino) che permettono il passaggio dei segnali fra cervello e mano. Di conseguenza il dialogo cervello-mano avviene grazie a 32 canali.
- I MATERIALI: la mano bionica, pesante circa due chilogrammi, ha dita di alluminio; i meccanismi che permettono i movimenti sono in acciaio, mentre il palmo e la copertura sono in fibra di carbonio. Le dimensioni sono equivalenti a quelle della mano umana.
- L'INTERVENTO: è avvenuto il 20 novembre 2008 nel Campus Biomedico in un uomo italo-brasiliano al quale la mano era stata amputata fino a metà avambraccio in seguito a un incidente stradale. L'uomo, 26 anni, si è offerto volontariamente. L'intervento, sul braccio sinistro del paziente, è stato condotto da tre chirurghi, due anestesisti, tre neurologi e quattro bioingegneri. Con un'altissima precisione, che ha richiesto al neurochirurgo mesi di addestramento, gli elettrodi sono stati inseriti all'interno delle fibre nervose. Non ci sono state complicazioni e il paziente è stato dimesso a due giorni dell'intervento.
- RISULTATI PROMETTENTI: in seguito all'intervento il paziente è riuscito a controllare i movimenti della mano, con tre tipi diversi di presa. E' riuscito infatti a chiudere il pugno, a serrare le dita come una pinza e a muovere il mignolo. Lo scambio di comunicazione fra mano e cervello ha comportato la riorganizzazione di quest'ultimo, in particolare nelle aree motorie relative ai muscoli dell'avambraccio, in prossimità dell'amputazione. Gli elettrodi, progettati per funzionare un mese, sono stati rimossi, sempre con un intervento in chirurgia generale.
- IL FUTURO: sono stati necessari sei anni per arrivare dalla progettazione della mano all'impianto nel primo paziente. I ricercatori rilevano che ci sono ancora molti problemi da risolvere, ma la strada è aperta. Tanto che si prevede di ripetere l'esperimento con altri pazienti per confermare l'efficacia del sistema.