Pediatria: l'esperta, non deve far paura morfina contro dolore bimbi

Pediatria | Redazione DottNet | 02/12/2009 16:25

La morfina è un buon farmaco per il controllo del dolore. E l'uso nei bambini non deve fa paura: non va escluso dalle 'armi' a disposizione dei pediatri per controllare la sofferenza dei più piccoli, una pratica ancora oggi trascurata. Basti pensare che nei pronto soccorso i bambini vengono trattati con le terapie del dolore nel 60% in meno dei casi rispetto agli adulti. E' quanto spiega, in sintesi, Franca Benini, coordinatrice del gruppo di studio sulla terapia del dolore della Società italiana di pediatria (SIP), sottolineando che questo farmaco, al centro di una sperimentazione all'ospedale pediatrico Gaslini di Genova, "è utilizzato nei bambini in quasi tutti gli ospedali italiani nella fase post-operatoria".

"Fortunatamente - spiega Benini - l'utilizzo degli oppioidi per trattare il dolore severo del bambino, quello del dopo intervento chirurgico, è ormai una pratica che comincia a prendere piede in tutte le strutture ospedaliere". Per Benini, infatti è fondamentale ricordare che "anche il bambino sente dolore e anche lui deve essere preservato". Perché soffre di più. "Il neonato - aggiunge - a parità di stimolo sente più male, per un meccanismo di gestione del dolore: 'ha le porte più aperte'". Inoltre "il dolore del primo periodo della vita ha un effetto maggiore, quindi è più deleterio rispetto alle età successive. E lascia sempre un segno. Si pensi che la soglia del dolore dell'adulto dipende da come è stato trattato il dolore da piccoli", spiega l'esperta. Purtroppo però nel nostro Paese, in particolare al pronto soccorso, "un bambino più è piccolo e meno è trattato", e "sotto i due anni c'è un vero e proprio deficit di cure del dolore adeguate", aggiunge. Per avere un quadro più chiaro è stata avviata dalla SIP una sperimentazione ad hoc, coordinata proprio da Benini, sulla valutazione e la gestione del dolore nei pronto soccorso pediatrici italiani, a cui partecipano 13 strutture. "L'obiettivo è - spiega Benini - capire concretamente quello che si fa oggi. In realtà sappiamo già che è pochissimo. Ma c'è anche un secondo scopo che è quello di mettere a punto strumenti unici, possibilmente condivisi con tutte le realtà, anche quelle che hanno meno risorse e personale, in maniera da gestire il dolore in modo ottimale. Cosa che oggi non viene fatta".
 

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