La scoperta, ascoltiamo anche con la pelle

| 03/12/2009 16:41

Non basta essere 'tutto orecchie' per non perdere nemmeno una parola di undiscorso. Sembra infatti che, senza rendercene conto, 'ascoltiamo' anche attraverso la nostra pelle, unico organo di senso capace di percepire gli altrimenti impercettibili spostamenti d'aria provocati dall'emissione di alcuni suoni.

La scoperta, pubblicata su 'Nature' dal team di Brian Gick dell'University of British Columbia a Vancouver (Canada), suggerisce che quando ascoltiamo qualcuno parlare utilizziamo non solo le informazioni che arrivano da occhi e orecchie. Secondo gli studiosi registriamo anche sottili indizi tattili, come appunto lo spostamento dell'aria che accompagna le parole, per poter costruire una immagine completa dei suoni che stiamo udendo. Alcuni dei rumori che emettiamo producono piccoli, inudibili 'scoppiettii' d'aria, tipici ad esempio dei suoni aspirati o sibilanti. Il gruppo di ricercatori diretto da Gick ha scoperto che, quando questi brevi scoppiettii d'aria arrivano alla pelle di mani e collo, le sillabe udite sono percepite come aspirate anche quando non lo sono. Ad esempio: sillabe non aspirate come “bà e dà” sono state percepite come le rispettive equivalenti aspirate “pa e ta” quando venivano presentate agli ascoltatori insieme a un flusso d'aria sulla pelle. Questo, secondo gli scienziati, indica che le informazioni che arrivano dal senso del tatto accompagnano suoni e immagini, e vengono elaborate dal nostro cervello per decifrare ciò che viene detto. Un passo avanti verso la comprensione del nostro modo di percepire le parole, che - secondo gli scienziati - potrebbe essere utile per lo sviluppo futuro di attrezzature audio e video, ma anche telefonini ad hoc per le persone con problemi di sordità.

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