Tumori: il cardiologo, combatterli senza minacciare il cuore

Cardiologia | Redazione DottNet | 03/12/2009 17:04

Difendiamo il cuore dei malati di tumore dagli effetti tossici della chemio. Troppo spesso, infatti, per colpire al cuore il cancro, "si trascurano i possibili effetti dei farmaci chemioterapici per il muscolo cardiaco dei pazienti.

Così però il rischio è che il malato sopravviva al tumore ma poi muoia per una malattia cardiaca". A sollevare la questione è Gregorio Camastra, Cardiologo e componente del Comitato etico degli Ifo (Istituti fisioterapici ospitalieri) di Roma. "La chemioterapia, che fino a oggi ha salvato milioni di persone, è indispensabile - spiega il cardiologo - oggi poi sono stati messi a punto anche farmaci intelligenti, meno tossici e attivi sull'angiogenesi: tagliano i rifornimenti al cancro. Ma resta un problema di cardiotossicità, di cui tener conto prima, durante e dopo la chemio". Dunque, secondo Camastra, "occorre tener presente la questione e sottoporre a una valutazione cardiologica tutti i pazienti oncologici prima della chemio, ma anche dopo. Questo perché si è visto - dice lo specialista - che i danni legati alla cardiotossicità possono manifestarsi a distanza di anni. La buona notizia, però, è che possono essere reversibili". Cosa fare allora? "L'elettrocardiogramma non basta: il tracciato può risultare normale e 'celare' il danno. Occorre un ecocardiogramma per evidenziare, ad esempio, una disfunzione ventricolare. Una volta rilevata, è possibile bloccarne l'evoluzione in scompenso cardiaco con dosi di ace-inibitori". Fra gli altri esami utili per rilevare segni di danni al cuore da chemio, l'esperto ricorda anche la scintigrafia miocardica e il dosaggio della troponina 1 nel sangue.

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