Cancro ovaie killer silenzioso: studio ad hoc, scuola UE per chirurgia più soft e farmaco “salva capelli”

Ginecologia | | 04/12/2009 12:00

Colpisce ogni anno 4 mila italiane, specie fra i 55 e i 65 anni, e con una mortalità del 70% resta il primo killer fra i tumori ginecologici. Il cancro alle ovaie attacca le donne al cuore della femminilità e lo fa in silenzio: 7 volte su 10 si manifesta già in fase avanzata, quando ormai le terapie salvavita possono poco. Ma se la diagnosi è precoce l'80-90% delle malate può guarire. Partono da questo dato gli sforzi che l'Istituto europeo di oncologia (Ieo) di Milano ha messo in campo con il Centro di alta specialità per il carcinoma ovarico (Cco). A un anno dall'inaugurazione, la parola d'ordine degli esperti di via Ripamonti rimane "prevenzione". Soprattutto per evitare la chirurgia radicale che asporta tube e ovaie.

L'Irccs diretto da Umberto Veronesi annuncia uno studio di prevenzione per le donne a rischio, oltre alla prossima disponibilità di un nuovo farmaco che non fa cadere i capelli e all'idea di una Scuola europea di chirurgia addominale in ginecologia oncologica (Esagon), per interventi sempre più mirati e meno invasivi. Il programma di prevenzione in cantiere è dedicato alle pazienti con mutazioni genetiche predisponenti alla malattia. "Sappiamo che il 10% circa dei tumori ovarici è ereditario - spiega in un incontro all'Ieo Andrea De Censi, direttore della Divisione di oncologia medica degli ospedali Galliera di Genova - e abbiamo a disposizione test che ci permettono di individuare i geni BRCA-1 e BRCA-2 (gli stessi implicati nel tumore del seno) che, se mutati", indicano una probabilità di ammalarsi pari al 40%: 20 volte in più rispetto alla popolazione generale. Nella maggior parte dei casi, oggi, la soluzione per le donne positive al test è la rimozione delle tube e delle ovaie. "Questa opzione resta valida ed efficace - dice De Censi - ma per evitare una soluzione così radicale e invasiva stiamo cercando nuovi modi proteggere le donne a rischio. Innanzitutto con l'identificazione di marker tumorali", dopo che "studi iniziali condotti negli Usa hanno osservato che alcune proteine sono presenti nel sangue in quantità elevata nel 70-80% delle donne con tumori in fase molto iniziale e in meno del 10% nelle donne con organi normali". Inoltre, "per le donne con BRCA mutato, candidate all'asportazione preventiva di ovaie o mammella, l'Ieo ha in progetto di avviare uno studio clinico di prevenzione mediante la somministrazione di farmaci PARP-inibitori, capaci di portare all'autodistruzione le cellule che si stanno trasformando in tumorali.
 

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