Violenza: in Italia solo il 4% delle donne denuncia. la SIGO: “il ginecologo alleato contro gli abusi”

Adelaide Terracciano | 04/12/2009 12:21

Il 6% delle puerpere ha subito soprusi, l’autore è il partner nel 74% dei casi. Il presidente Vittori: “Educhiamo i medici a riconoscere i segnali rivelatori: al via una campagna di sensibilizzazione” .

Nella Giornata mondiale contro la violenza sulle donne che si è celebrato in questi giorni la Società Italiana di Ginecologia e Ostetricia (SIGO) ha richiamato l’attenzione sul ruolo dei medici: “Nel nostro Paese solo il 3,7% delle vittime ha il coraggio di denunciare i maltrattamenti a operatori sanitari o alla polizia. La nostra categoria deve mobilitarsi per aiutare queste persone: serve una maggiore consapevolezza e presa in carico del problema. Il 60% dei medici di famiglia dice di non aver mai incontrato vittime, come il 45% degli specialisti e il 37% di quelli del pronto soccorso. Il 58% dei “camici bianchi” crede vi siano problemi psicologici della donna alla base dei comportamenti e delle attitudini violente dei rispettivi partner, il 68% è favorevole alla prescrizione di psicofarmaci. Una situazione che richiede un immediato intervento da parte delle Società scientifiche per formare e sensibilizzare tutti i professionisti a riconoscere per tempo i “campanelli d’allarme” e i segnali rivelatori ed aiutare la paziente a parlarne”. I dati provengono dall’osservatorio “privilegiato” formato dai 2.186 consultori e gli oltre 553 spazi giovani attivi nel nostro Paese. “Il 34% delle donne che accedono al pronto soccorso per lesioni acute è vittima di violenza; l’81% delle protagoniste di atti di suicidio ha alle spalle episodi di abuso. In un ospedale con una media di 2500 parti l’anno, si incontreranno 150 puerpere (6%) vittime di violenza. Nel 74% dei casi l’autore è il partner. Tra le conseguenze più frequenti vi è la depressione ma non vanno sottovalutate nemmeno le criticità in gravidanza. Nelle gestazioni che derivano da maltrattamenti sono più frequenti sindromi come diabete gestazionale, preeclampsia, difetti del tubo neurale (DTN) e placenta previa. Questa fase può infatti rappresentare un momento molto critico per la coppia in cui gli episodi di violenza possono iniziare o intensificarsi. Noi ginecologi - conclude Vittori - siamo convinti di poter rappresentare una sponda importante per le nostre pazienti. Il nostro ruolo non è tanto, o non solo, intervenire su organi che devono essere curati ma soprattutto proporci come "investigatori colti" alla ricerca della causa del disagio e della giusta terapia. La comunicazione rappresenta il nostro principale strumento diagnostico. Il ginecologo informa, educa, consiglia. Quindi può e deve intervenire anche nelle storie di violenza. Vogliamo quindi impegnarci attivamente con una campagna articolata per aumentare la sensibilità fra i nostri soci su questo tema. Un obiettivo che risponde alla nostra mission più autentica: ridare valore “al femminile” a 360 gradi”.


Fonte: medinews
 

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