Da Repubblica: Fermenti lattici, verità e bugie

Farmaci | | 08/12/2009 10:57

Per superare i periodi di stress e aiutare il buon funzionamento dell´organismo spesso ci si rivolge anche ad "aiuti esterni" tra i quali spicca l´assunzione di fermenti lattici vivi noti anche con il nome di probiotici, cioè "favorevoli alla vita". Campagne pubblicitarie e alcune evidenze scientifiche hanno portato ad un boom di tutto il comparto dei cosiddetti "alimenti funzionali", con l´abitudine di includere nella dieta questi tipi di batteri.
 


Uno degli ultimi studi, svolto dall´équipe di Fabrizio Pregliasco, virologo del Dipartimento di salute pubblica, microbiologia e virologia dell´Università di Milano, e pubblicato sul Journal of Clinical Gastroenterology, ha confermato, per esempio, che alcuni tipi di probiotici (simbionti) possono aiutare a proteggersi dai mali di stagione. «Quelli da noi utilizzati», ha fatto sapere Pregliasco, «sono ceppi messi a punto dalla ricerca italiana e appartengono ai Bifidobatteri (Bifidibacterium lactis) e ai Lactobacilli (Lactobacillus rhamnosus e Lacotobacillus plantarum)». Il supporto proveniente dalla ricerca ha dato ulteriore "spinta" ai prodotti a base di o con probiotici. I fermenti lattici (dati Nielsen) hanno prodotto ricavi per 305 milioni di euro grazie alle oltre 29 milioni di confezioni vendute. Ma esistono vari problemi legati agli aspetti regolatori del mercato. L´Efsa (l´Autorità europea per la sicurezza alimentare) ha pubblicato la prima serie di opinioni scientifiche sugli "health claims" ("asserzioni salutistiche") di prodotti contenenti probiotici basata su tre punti: caratterizzazione dell´alimento o dell´ingrediente (per i probiotici, descrizione del ceppo batterico); rilevanza del claim richiesto nei confronti della salute umana; validazione scientifica del claim. Il risultato? Ben 180 richieste di autorizzazione dei claim hanno avuto parere negativo: 9 perché prive di validazione scientifica; 171 perché con validazione scientifica insufficiente. E a febbraio 2010 nuove valutazioni. Come ha spiegato Lorenzo Morelli dell´Università Cattolica del S. Cuore di Piacenza, nel corso di un recente seminario, «molto spesso l´esito sfavorevole è dovuto ad una carenza di informazioni sulla sostanza su cui si fondava l´indicazione». L´Efsa non ha potuto accertare se le prove scientifiche fornite si riferiscono alla sostanza per la quale vengono vantati benefici sulla salute. I "paletti" Efsa sarebbero invece "troppo rigidi" per Federsalus, Federazione dei produttori, con rischio di scelte meno consapevoli e acquisti incontrollati via internet.
 

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