1 malato di Parkinson su 4 non lo sa

Psichiatria | Redazione DottNet | 10/12/2009 11:13

Non solo tremori incontrollabili, per i malati di Parkinson. Anche dolori, cadute, lentezza nei movimenti, muscoli rigidi, difficoltà a scrivere e vestirsi. O sintomi premonitori come stipsi, ridotta sensibilità agli odori, sbalzi di pressione quando da seduti ci si alza in piedi.

Tutti campanelli d'allarme poco conosciuti, tanto che in Italia il 25% dei malati di Parkinson non sa di soffrirne. La patologia colpisce 300 mila connazionali (gli uomini una volta e mezza in più delle donne), avanza al ritmo di 6 mila nuovi casi all'anno e non riguarda soltanto gli anziani: un quarto dei pazienti ha meno di 50 anni, uno su 10 è under 40. I dati sono stati ricordati a Milano, alla presentazione della prima Giornata nazionale della malattia di Parkinson che si è celebrata con 57 centri specialistici aperti al pubblico. L'evento è stato promosso dalla Limpe (Lega italiana per la lotta contro la malattia di Parkinson, le sindromi extrapiramidali e le demenze), con la collaborazione delle associazioni pazienti Aip e Parkinson Italia e il patrocinio del Senato. Le strutture che in tutta la Penisola hanno aderito all'iniziativa, hanno offerto un'informazione personalizzata e opuscoli sulla patologia. L'obiettivo è stato quello di diffondere la conoscenza del Parkinson e sensibilizzare i cittadini sull'importanza della diagnosi precoce. Se un paziente su 4 (soprattutto nella fascia d'età 40-50 anni) non sa di essere malato, infatti, nel 20% dei casi (uno su 5, specie tra i giovani) chi soffre arriva dal medico con due anni di ritardo. Colpa di un'immagine sbagliata del malato di Parkinson. Il sintomo più conosciuto, il tremore, è assente nel 20-30% dei pazienti. Segni più importanti sono invece una maggiore difficoltà a svolgere movimenti come radersi o cucire, avvertono gli esperti. Oppure fare fatica ad alzarsi da una sedia, a scendere dalla macchina, a girarsi nel letto. Saperne di più, dunque, è un passo fondamentale per giocare d'anticipo e intercettare la malattia agli esordi, cercando di rallentarne la marcia ed evitare problemi associati come depressione o demenza (punto d'arrivo per un 20-25% di pazienti). Quanto ai fattori potenzialmente protettivi, uno studio promuove il caffé (chi non ne beve avrebbe un rischio di Parkinson 5 volte più alto), mentre l''effetto-scudo' del fumo è più controverso, assicurano gli specialisti.

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