Sì agli albi delle professioni sanitarie: tutti d’accordo

| 12/12/2009 12:01

professione sindacato

Governo e ministero sono favorevoli all'approvazione del disegno di legge per l'istituzione degli Albi e degli Ordini delle professioni sanitarie. Saverio Proia, consulente del ministero del Welfare su questa materia, esprime la posizione del dicastero sul ddl 1.142 (''Istituzioni degli Ordini e Albi delle professioni sanitarie infermieristiche, ostetriche, riabilitative, tecnico-sanitarie e della prevenzione'') in discussione in commissione Sanità del Senato.


 ''Si tratta - aggiunge intervenendo ad un convegno del Coordinamento nazionale delle professioni sanitarie - di una legge dovuta''. ''Il Parlamento - argomenta Proia - ha dimostrato nelle ultime legislature una sensibilità eccezionale verso le professioni sanitarie. Il governo e il viceministro della Salute hanno voluto rispettare questa sensibilità, non presentando alcuna iniziativa e affidando al Parlamento stesso la risoluzione di questo problema''. Secondo Proia, infatti, l'Ordine è uno degli strumenti di maggiore tutela per chi fruisce delle prestazioni dei professionisti ed è giusto dare dignità ordinistica anche alle professioni sanitarie.
Non solo i diretti interessati (infermieri, fisioterapisti, dietisti, logopedisti, igienisti), ma anche i consumatori (Cittadinanzattiva e Federconsumatori) sono favorevoli all'istituzione degli Ordini per le professioni sanitarie. I rappresentanti dei cittadini si riconoscono nella posizione dell'Antitrust e appoggiano quindi la creazione degli Ordini, dice Giorgio Scaramuzza, vicepresidente di Cittadinanzattiva, nel corso di un convegno del Coordinamento nazionale delle professioni sanitarie. ''Esiste anche in Italia - aggiunge Rita Battaglia, vicepresidente Federconsumatori - la necessità di un Ordine che permetta al cittadino di sapere a chi si rivolge. L'abusivismo in questo settore domina infatti nel nostro Paese: a fronte dei 140.000 professionisti che operano sul territorio italiano, le persone che esercitano in ambito sanitario sono circa 3 milioni''. ''Un sistema di lobbies - spiega Scaramuzza - non va infatti per forza letto come qualcosa di negativo, dal momento che spesso, e questo caso ne è un esempio, l'obiettivo non e' quello di proteggere interessi di casta, ma è quello di garantire la qualità del servizio. Un diritto sancito dall'articolo 1 della Carta del Malato europea''. ''I cittadini chiedono qualità, sicurezza e formazione - continua il vicepresidente Cittadinanza Attiva, e la risposta a queste domande può essere certamente la creazione di Albi che certifichino la formazione e la competenza di chi opera in un settore così delicato come quello sanitario.