Sesso femminile quale fattore prognostico favorevole nel carcinoma epatico

Gastroenterologia | | 14/12/2009 10:57

Le donne hanno prognosi migliore degli uomini, molto probabilmente per una migliore compliance alla sorveglianza più che per effettive diversità biologiche.

La storia naturale delle malattie croniche epatiche e il rischio di evoluzione tumorale può essere modulata in senso favorevole dal sesso. In questo studio, pubblicato nella rivista European Journal of Gastroenterology & Hepatology (leggi abstract originale), ricercatori afferenti al gruppo ITA.LI.CA (Italian Liver Cancer) hanno valutato se le pazienti (sesso femminile) con epatocarcinoma avessero una prognosi più favorevole. A tale scopo è stato utilizzato il database di ITA.LI.CA che includeva 1834 pazienti consecutivi con carcinoma epatico (482 donne, 1352 uomini). Sono state analizzate le seguenti variabili: età, eziologia, modalità di diagnosi, trattamento precoce con interferone, livelli di alfa-fetoproteina, sindrome costituzionale, trombosi portale, metastasi, numero e dimensioni dei noduli, grado, classe Child-Pugh, stadiazione TNM e CLIP (Cancer of the Liver Italian Program) e trattamento. Le pazienti con epatocarcinoma hanno mostrato età più avanzata (p = 0.0001), più alta prevalenza di infezione da HCV (p = 0.0001), diagnosi più frequente dopo sorveglianza (p = 0.003), più elevati livelli di alfa-fetoproteina (p = 0.0055), più bassa prevalenza di sindrome costituzionale (p = 0.03), trombosi portale (p = 0.04) e metastasi (p = 0.0001). Il carcinoma epatico nelle donne era inoltre più frequentemente unifocale (p = 0.0001), più piccolo (p = 0.001), ben differenziato (p = 0.001) e di più basso stadio CLIP e TNM (p = 0.0001 e 0.0001). Tuttavia, le donne sono state sottoposte a trattamenti curativi, come trapianto, resezione e ablazione percutanea, nella stessa percentuale dei maschi. Manifestavano anche una sopravvivenza più lunga rispetto agli uomini (mediana 29 mesi [intervallo di confidenza, IC, 95%: 24-33] vs 24 [22-25]; p = 0.0001). La differenza era più evidente (mediana 36 mesi [IC 95%: 31-41] vs 17 [IC 95%: 15-19]) quando le donne, che si sottoponevano a sorveglianza, erano rapportate ai maschi con diagnosi di tumore incidentale o sintomatico.

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