Allarme malattie endocrine, in Italia solo 2 mila medici

Diabetologia | Redazione DottNet | 17/12/2009 16:45

Da un lato il diabete e l'obesità, 'fuse' in un'epidemia globale ribattezzata 'diabesity'. Dall'altro malattie 'in rosa' come osteoporosi, problemi alla tiroide e diabete in gravidanza.

Le patologie endocrine colpiscono sempre più italiani: 7 milioni solo se si considerano quelli che necessitano di un'assistenza diabetologica. Ma a fronte di questa "enorme diffusione", nella Penisola operano oggi appena 2 mila endocrinologi. "Un numero insufficiente per far fronte a una quantità di pazienti così elevata". A lanciare l'allarme è l'Ame (Associazione medici endocrinologi), che ha organizzato a Milano il suo nono Congresso nazionale. L'appuntamento ha riunito a FieraMilanoCity oltre 800 specialisti. Nata 10 anni fa, l'Ame conta oggi 1.400 iscritti. Alle prese con un "aumento esponenziale del numero dei pazienti che soffrono di patologie endocrino-metaboliche", gli esperti chiedono aiuto contro un futuro in cui le malattie multiorgano e multifattoriali, prima fra tutte la sindrome metabolica, assumeranno le dimensioni di una vera pandemia. Renato Cozzi, del Comitato scientifico Ame, si fa portavoce di una riflessione amara: con troppi malati e pochi medici, si rischia il 'tilt'. "Abbiamo bisogno dell'aiuto del medico di base per limitare la diffusione delle patologie metaboliche, vera epidemia del millennio", spiega l'Ame. Grazie a un faccia a faccia con le associazioni di pazienti e medici di medicina generale, al congresso gli specialisti hanno voluto creare le basi per un modello di "gestione integrata" dei malati. Una "visione d'insieme" di sintomi che rappresentano solo "la punta dell'iceberg", avvertono. "Quando il medico di famiglia è competente sugli screening di primo livello da prescrivere al proprio assistito - sottolinea il Presidente Ame, Piernicola Garofalo - si risparmia tempo e si evitano esami inutili, con conseguente diminuzione dei costi per visite specialistiche ed esami strumentali, miglioramento in termini di tempestività ed efficacia dell'intervento sanitario, nonché riduzione dell'ansia 'da attesa' che tanto pesa per il paziente e la sua famiglia".

 

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