Prevenire il cancro... al pub

Urologia | | 17/12/2009 18:22

Si è appena concluso l'ottavo meeting internazionale dell'AACR (American Association for Cancer Research), intitolato Frontiers in Cancer Prevention Research Conference, tenutosi a Houston, in Texas. L'evento, supportato anche dal National Cancer Institute, intende promuovere la ricerca sulla prevenzione del cancro, richiamando l'attenzione non soltanto del mondo accademico e scientifico, ma anche dei governi e dell'industria. Tra tanti studi presentati, molti riguardano la prevenzione del cancro alla prostata, condotta mediante un migliore stile di vita... ma concedendosi di tanto in tanto una sosta al pub.

L'esercizio fisico riduce il rischio di mortalità nei malati di cancro alla prostata, gli effetti benefici si hanno già con soli quindici minuti di attività giornaliera e il rapporto tra rischio di mortalità e attività fisica è inversamente proporzionale, dunque, maggiore è l'esercizio, minore il rischio di decesso: sono questi, in sintesi, i risultati emersi da una ricerca condotta dalla Harvard School of Public Health di Boston. Sono stati oltre duemila e seicento i pazienti arruolati nello studio e la cui attività fisica è stata valutata misurata prima e dopo la diagnosi di cancro prostatico. L'unità di misura utilizzata nello studio per misurare il dispendio energetico è il MET (Metabolic Equivalent Task). I ricercatori hanno scoperto che i pazienti che svolgevano un'attività pari a 3 o più MET per almeno tre ore a settimana, cioè pari ad un'attività fisica moderata di circa 15 minuti al giorno, riportavano un rischio di mortalità del 35% più basso rispetto ai controlli che non praticavano attività fisica alcuna. Gli uomini che avevano effettuato un'attività fisica consistente in camminate di 4 ore o più in una settimana - messi a confronto con chi aveva fatto solo 20 minuti o meno di camminata in una settimana - hanno fatto registrare una riduzione del 23% del rischio di mortalità complessivo, ossia, non soltanto per carcinoma della prostata. Camminare a passo svelto per 90 minuti ridurrebbe il rischio del 51%, rispetto al camminare per lo stesso lasso di tempo a passo tranquillo. Come sottolineato dal Stacey Kenfield, dell'equipe di ricerca di Boston, questo è il primo studio che mette in correlazione non l'esercizio fisico e il rischio di ammalarsi di cancro, ma l'attività fisica e il rischio di morire di cancro. "Sappiamo che l'attività fisica - ha concluso la Kenfield - influenza l'attività ormonale , sostiene la funzione immunitaria e riduce l'infiammazione, ma come tali fattori possano intervenire sulla biologia del cancro alla prostata, non ci è ancora noto". Un altro studio presentato al congresso di Houston dell'American Association for Cancer Research (AACR), da Clarissa Gerhauser ei suo team di ricerca del German Cancer Research Center di Heidelberg, ha individuato nello xantumolo (XN), derivato dal luppolo, un promettente composto in grado di prevenire il cancro alla prostata. Lo xantumolo inibirebbe gli effetti dell'ormone maschile, il testosterone, un fattore ben noto nello sviluppo del cancro alla prostata. I ricercatori tedeschi hanno stimolato in vitro le cellule neoplastiche della prostata con il di-idrotestosterone, cui era stato aggiunto il composto derivato dal luppolo: in conseguenza di ciò, è stato rilevata una riduzione maggiore del 90% dei livelli di antigene prostatico specifico, a distanza di 72 ore dall'incubazione. "Lo xantumolo - ha commentato la Gerhauser - sembrerebbe un potente anti-androgeno, che potrebbe essere testato in futuri trial clinici".

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