IL PRINCIPIO DI NON-CONTRADDIZIONE NELL'ORGANIZZAZIONE FISIO-PATOLOGICA

Psichiatria | Enrico Venga | 22/12/2009 16:13

IL PRINCIPIO DI NON CONTRADDIZIONE NELL’ORGANIZZAZIONE FISIO-PATOLOGICA

“ E’ impossibile che il medesimo attributo, nel medesimo tempo, appartenga e non appartenga al medesimo oggetto e sotto il medesimo riguardo” (Aristotele,Metafisica, IV,3,1005 b19-20)
Nello sviluppo del pensiero scientifico si osserva che si usano frequentemente termini identici in ambiti disciplinari e teorici anche distanti tra loro e che poi gli stessi subiscono all’analisi storica una trasformazione.
Il concetto di evoluzione, in tal senso, ha subito anch’esso una trasformazione. Esso già ricorreva nelle opere dei preformisti ( Albrecht von Haller (1708-1777) e Charles Bonnet (1720-1793).
A questa concezione si contrapposero gli epigenetisti come William Harvey (1758-1657) che sosteneva che la generazione si realizzasse attraverso fasi successivi ed il tutto partiva da una “materia indifferenziata” in virtù di “forze vitali”.
Concetto ribadito anche nell’Ottocento da Karl Ernst von Baer (1792-1876).
Con Darwin, invece, il processo di differenziazione si origina dalla “variazione casuale” e dalla “ selezione naturale”.
Georges-Louis Leclerc,(1707-1788) nel suo trattato Histoire naturelle générale et particulière, sulla natura della variabilità umana scriveva:” Tutto concorre dunque a provare che il genere umano non è composto di specie essenzialmente differenti tra di loro; che al contrario vi è stata originariamente una sola specie di uomini la quale, essendosi moltiplicata e diffusa su tutta la superficie della terra, ha subito differenti cambiamenti per l’influenza del clima, per la differenza del nutrimento, per quella del modo di vivere, per le malattie epidemiche, ed anche per la mescolanza variata all’infinito di individui più o meno somiglianti; che dapprima queste alterazioni non erano così marcate, e producevano soltanto varietà individuali; che in seguito sono divenute varietà della specie perché sono diventate più generali, più sensibili e più costanti per l’azione continuata di queste stesse cause; che se perpetuano di generazione in generazione, come le difformità o le malattie dei padri e delle madri passano ai loro figli; e che infine, essendo state originariamente prodotte soltanto dal concorso di cause esteriori e accidentali, è molto probabile che scomparirebbero anche a poco a poco col tempo, o anche che diventerebbero differenti da ciò che sono oggi se queste stesse cause non sussistessero più, o se venissero a variare in altre circostanze o per altre combinazioni”.
Darwin ( Origin, p.149), a proposito della selezione scrive:” L’uomo seleziona soltanto in vista del proprio vantaggio; la Natura soltanto per il vantaggio dell’ essere cui rivolge le sue cure”. Ed a pag.150: “ Quanto fuggevoli sono i desideri e gli sforzi dell’uomo! Quanto breve è il tempo di cui egli dispone! E, di conseguenza quando sono miseri i risultati della sua opera, al confronto di quelli accumulati dalla natura nel corso di interi periodi geologici ? […] Si può dire, metaforicamente, che la selezione naturale sottoponga a scrutinio, giorno per giorno e ora per ora, le più lievi variazioni in tutto il mondo, scartando ciò che è cattivo, conservando e sommando tutto ciò che è buono; silenziosa e impercettibile essa lavora quando e ovunque se ne offra l’opportunità per perfezionare ogni essere vivente in relazione alle sue condizioni organiche e inorganiche di vita”.
Le leggi di Mendel prevedono una conservazione del materiale genetico di generazione in generazione.
“ La differenza specifica è sempre differenza di qualcosa limitatamente a qualcosa, sicchè quest’ultima cosa è identica per tutti e due i termini, ossia è il loro genere” ( Metaf., X,8,1058°11-13).
Le mutazioni sono modificazioni strutturali – trasformazione – del patrimonio genetico di un organismo. Esse possono trasformare il patrimonio genetico di una cellula.
“ Allora tutti i contrari sono sempre predicati di un sostrato e nessuno di essi ha un’ esistenza separata” (Metaf.,XII,I,1069b4-7).
Nel concetto dell’omeostasi, Claude Bernard evidenzia “l’unità delle condizioni di vita nell’ambiente interno”.
L’alterazione di questo status, cosiddetto fisiologico, supporta, comunque, lo status cosiddetto patologico. Non potrebbe essere altrimenti per la stessa strutturazione-formazione della Materia.
“ Ogni volta poi che due espressioni si contrappongono come l’affermazione alla negazione, è evidente che la contrapposizione non ha luogo in nessuna delle forme suddette. In realtà solo quando si tratti di espressioni contrapposte come l’affermazione e la negazione, sarà sempre necessario che una di esse risulta vera, e l’altra, invece, falsa. A proposito dei contrati, infatti, non sarà necessario in ogni caso che uno dei due risulti vero e l’altro falso, né ciò sarà necessario a proposito dei termini relativi, e neppure riguardo al possesso e alla privazione. Salute e malattia, ad esempio, sono dei contrati, e nessuna delle due nozioni, certo, risulta vera, oppure falsa. Il doppio e la metà, analogamente, si contrappongono in quanto termini relativi e nessuna delle due nozioni risulta vera oppure falsa. Lo stesso si dica per le nozioni che si riconducono alla privazione e al possesso, ad esempio, per la vista e la cecità. In breve, nessuno dei termini che si dicono senza alcuna connessione risulta vero oppure falso; orbene, tutte le suddette nozioni contrapposte sono state espresse senza connessione” ( Aristotele, Categ.,10,12b14-16).
Marcello Malpighi (1628-1694) diede molta importanza all’ anatomia comparata – rapporto tra la forma animale ed i processi embrionali che hanno portato all’acquisizione di determinate morfologie.
Edgard Tyson nel 1680 poneva l’ Embriologia “ nella fase della sua costruzione, quando la Natura si manifesta più liberamente nella sua nuda forma, nella usa prima organizzazione del corpo animale, prima d’essere velata ed oscurata nelle sue linee primordiali”.
Tuttavia, questi studi non devono farci commettere l’errore evoluzionistico e ci devono far considerare l’aforisma di Hackel Ernst (1834-1919) “ l’ontogenesi ricapitola la filogenesi” sotto l’aspetto di una continuità-unità biologica come organizzazione strutturale biologica. E non soltanto biologica.
“ Ora, poiché lo studio degli opposti è compito di un’ unica scienza e dal momento che all’unità si oppone la molteplicità, spetta a un’ unica scienza studiare la negazione e la privazione, perché in entrambi i casi si studia l’unità alla quale si riferiscono la negazione o la privazione ( Metaf. IV,2, 1004a 10-13).
Felix Vicq d’ Azyr (1748-1794) scrive:” c’è un solo piano strutturale una sola forma essenziale e ovunque si può riconoscere la fecondità della Natura che par abbia infuso in tutti gli esseri viventi due caratteri che sembrano contraddittori, ma non lo sono: la costanza nel tipo e la diversità nelle modificazioni”.
Jean-Baptiste de Lamarck (1744-1829) dà una interpretazione continua e dinamica della Natura, interpretazione che Geoffroy Saint-Hilaire pone alla base dell’analisi delle strutture anatomiche.
Infatti, scrive:” La natura tende a ripetersi negli stessi organi, nello stesso numero e negli stessi rapporti e a variare infinitamente nelle forme. E’ proprio in accordo con questo principio che io ho tratto le mie conclusioni nel determinare le ossa del cranio dei pesci, non considerando la loro forma, ma considerando le loro connessioni”.
La nozione di Claude Bernard che la malattia rappresentava una deviazione della stabilità dell’ambiente interno venne sviluppata da Walter Cannon nel concetto di omeostasi. Concetto che, a nostro avviso, è soltanto teorico e non indicativo per lo sviluppo di un qualsiasi evento patologico, poiché ogni processo morboso deriva da quell’ omeostasi e preserva la propria omeostasi.
Il dibattito sulla concezione etiologica od ontologica della “patologia” non dà l’esatto rilievo ed osservazione dei processi morbosi che sono comunque fisio-patologici.
“ anche nell’ambito della sostanza l’uno-in-sé bisogna ricercarlo unicamente come sostanza” ( Metaf.2,1054a12).
Gli studi sulla (e nella) struttura biologica individuale ci hanno consentito di evitare sia le dicotomie sia le scissioni sia le intuizioni e ci consentono di penetrare, al di là delle interpretazioni etiopatogenetiche e della rappresentazione morfologica, nella fisio-patologia dell’organizzazione biologica individuale, senza tema di contraddizione.

Venga Enrico

 


 

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