Lazio: Roma, sequestrato laboratorio odontotecnico degli orrori

Odontoiatria | Redazione DottNet | 12/09/2008 17:12

Un laboratorio degli orrori, con dentiere e capsule gettate tra cicche di sigarette e sporcizia, strumenti odontoiatrici quali trapani e micromotori non sterilizzati in condizioni igieniche del tutto inesistenti. Questo quanto sequestrato in piazza Vittorio Emanuele II dagli agenti, agli ordini del dirigente Domenico Condello del commissariato Esquilino di Roma, nell'ambito dell'operazione 'Esquilino pulita'.
Come spiegato da Condello durante la conferenza stampa. oggi negli uffici romani di via Petrarca, il proprietario dell'appartamento adibito a laboratorio, F. A., odontotecnico di 60 anni, distribuiva i suoi prodotti a numerosi dentisti ed odontoiatri della Capitale, all'oscuro dei suoi metodi di lavoro.

 

L'uomo è stato denunciato per favoreggiamento dell'immigrazione clandestina: nella sua abitazione, poco più di 120 metri quadri, aveva ricavato dei soppalchi subaffittati a tre famiglie cinese, 9 persone in tutto, di cui due bambini. Per le stanze, anguste e prive di finestre, ammobiliate solo con letti a castelli e ventilatori, l'odontotecnico incassava dai 200 ai 300 euro al mese per famiglia. Oltre a stipare tre famiglie cinesi in soppalchi di due metri per due, aveva anche affittato il salottino antistante il suo appartamento trasformato in un parrucchiere per cinesi molto frequentato dagli extracomunitari residenti nel quartiere Esquilino.
Non solo: per il suo lavoro l'odontotecnico si serviva di un idraulico italiano, che lo aiutava a realizzare capsule e protesi dentarie senza alcun titolo professionale specifico. La polizia non esclude nemmeno l'impiego di manodopera cinese. Nell'appartamento, inoltre, per far funzionare i macchinari necessari all'attività di laboratorio era stato allestito un sistema di 7, 8 bombole a gas collegate da tubi lunghi fino a 10 metri, che metteva a rischio la sicurezza dell'intero palazzo. L'uomo ha tentato di negare le sue responsabilità, sostenendo di non sapere cosa accadesse nel suo appartamento, ma sono stati gli stessi cinesi clandestini a smentirlo, dichiarando alla polizia di versare proprio a lui i soldi per l'affitto. Il 60enne dovrà rispondere dell'accusa di favoreggiamento dell'immigrazione clandestina.

 

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