Assofarm: Un 2009 ricco di soddisfazioni

Farmacia | | 07/01/2010 23:45

Stiamo portando a conclusione un 2009 davvero pieno di battaglie, e l’impegno profuso quasi ci fa dimenticare che molte di esse, le più importanti, sono state vinte. Siamo stati più volte riconosciuti come patrimonio pubblico delle comunità locali che serviamo, abbiamo svolto con grande impegno il nostro lavoro di operatori sanitari in contesti difficili e d’emergenza come il terremoto d’Abruzzo, abbiamo pienamente confermato il nostro ruolo d’avanguardia nel processo di costruzione della “farmacia dei servizi”.
 

Vogliamo ora ripercorrere passo passo quanto la nostra federazione ha fatto negli ultimi dodici mesi.
Gennaio, le farmacie ancora usate per far cassa
Il 2009 si apre con forti perplessità su come si sta giocando attorno al Tavolo per la riforma del sistema farmaceutico. A gennaio l’attenzione era tutta per quanto stava accadendo al settore dei generici, dove in una prima bozza del disegno di legge di conversione del decreto-legge 185-2008 erano presenti alcune norme pesantissime per la farmacia italiana, come l’imposizione di una rigida suddivisione degli sconti di spettanza a distributori intermedi e farmacie sul prezzo del farmaco etico. Norme poi stralciate nell’articolato depositato.
“Il fatto che in sede di conversione non sia passata la proposta di incrementare gli extra-sconti a favore del SSN di un 1,4% una tantum (che per ogni farmacia avrebbe comportato una perdita di 9.000 di risultato prima delle imposte ) è certamente un dato positivo. Rimane però la preoccupazione che tale provvedimento possa essere reintrodotto in sede di conversione di legge. Ciò detto, non possiamo trascurare il risultato per noi del tutto negativo raggiunto dal Tavolo. Un risultato che non rispecchia gli interessi della collettività, prima ancora che delle Farmacie Comunali.
Le durissime “proposte” avanzate sotto la minaccia dell’azione giudiziaria a proposito di extra-sconti sui generici dimostrano non tanto la volontà di agire su meccanismi distorti del mercato distributivo, quantunque essi esistano e debbano essere risolti, ma l’insensibilità di istituzioni centrali e locali nei confronti di un sistema distributivo del farmaco che, seppure imperfetto, rimane un esempio di efficienza gestionale per la sanità italiana. La cosa per noi grave è che concentrandosi su elementi strettamente aziendalisti, come ad esempio gli extra-sconti sui generici, si va a coprire il dato politico: cioè l’attacco all’unico settore virtuoso del mondo sanitario italiano”, si legge nell’editoriale di gennaio.

Febbraio, le parafarmacie promosse d’ufficio?
Nel mese successivo il Tavolo ospita il mondo delle parafarmacie. Per i loro problemi di bilancio sembra farsi strada la soluzione di una conversione in farmacie. Una specie di “promozione di massa” del tutto contestata da Assofarm. Il problema che abbiamo fin da subito sollevato sta nel fatto che il settore non avrebbe sopportato un improvviso e così forte aumento della concorrenza, specialmente in un periodo come questo, caratterizzato da un continuo calo dei margini operativi. Si sarebbe ciò acuito un problema, senza peraltro che venisse risolto quello della distribuzione territoriale delle farmacie: “Queste considerazioni non stonano con quanto Assofarm ha affermato in passato a proposito di una sostanziale carenza di farmacie nel territorio italiano. Certo si ricorderà che tale denuncia era riferita alla necessità di una presenza in quelle aree rurali senza forti concentrazioni abitative, tali da non incentivare la presenza di farmacie private. Mentre un’eventuale presenza di farmacie pubbliche avrebbe concretizzato la nostra mission sociale di servizio sanitario pubblico, anche a discapito della redditività aziendale. Ora, alla nostra richiesta di ridisegno della pianta organica delle farmacie, si risponde implicitamente annullando il principio stesso della pianta organica. Se infatti le parafarmacie diventassero farmacie, verrebbe di fatto annullato ogni legame formale tra farmacia e posizionamento territoriale rispetto ad altre farmacie”, si legge nel nostro editoriale di febbraio 2009.

Marzo – è di scena la Tomassini Gasparri
A marzo Assofarm organizza la giornata di studio sul DL 863/2008 “Disposizioni normative in materia di medicinali ad uso umano e di riordino dell’esercizio farmaceutico”, il cui successo di pubblico e contenuti conferma come la nostra Federazione sia sempre più una protagonista del dibattito nazionale del settore, apportando temi e contenuti d’avanguardia.
Ancora una volta la presentazione di un provvedimento legislativo è utile a fare il punto della situazione su tutti i grandi temi da esso toccati. “Prima di tutto il porre al centro del proprio agire il cittadino. Se veramente vuole fregiarsi del ruolo di servizio sanitario di maggiore prossimità all’utenza, allora la farmacia, privata o pubblica che sia, deve accettare gli impegni e le sfide che tale funzione comporta. In questo senso il documento illustratoci dal Senatore Tomassini appare del tutto convincente quando sancisce la priorità della distribuzione per conto del SSN da parte delle farmacie, affermando che diverse opzioni sono possibili solo se ne viene dimostrata la maggiore efficienza ed efficacia”.
Rimangono invece acute distanze tra la Tomassini Gasparri e Assofarm in materia di vendita di un ristretto gruppo di farmaci senza obbligo di ricetta in tutti i canali commerciali, che il DL prevedeva come possibile, mentre la nostra federazione osteggiava in coerenza con l’obiettivo di elevare la figura del farmacista al di sopra del rischio di vederlo semplice “commesso con la laurea”, ma piuttosto un dispensatore di consigli e un accompagnatore all’uso corretto del farmaco. E dall’altra, non meno importante, dell’opportunità data al cittadino di pretendere e controllare il servizio ricevuto durante l’acquisto del farmaco.

Aprile – Terremoto in Abruzzo, c’è anche Assofarm
“un appello lanciato dalle farmacie comunali italiane e dall’associazione Farmacisti in Aiuto, organizzazione specializzata in interventi umanitari in paesi in via di sviluppo, ma pronta ad intervenire anche in casa nostra.
Era fin da subito evidente che i dipendenti della AFM de L’Aquila non erano in grado da soli di far fronte all’emergenza: la maggioranza di essi viveva in tutto e per tutto la condizione di sfollato di noi tutti aquilani.
L’appello di Assofarm è stato immediatamente raccolto da decine di farmacisti da tutta Italia e dalle loro aziende, che hanno immediatamente acconsentito ad inviarli nei centri di soccorso. Uno sforzo quindi che ha coinvolto tutto il nostro mondo. anche chi è rimasto nella propria città a “coprire” i colleghi venuti da noi in Abruzzo.
Insieme alle centinaia di altri volontari provenienti, anche i nostri farmacisti hanno fatto quello che hanno potuto tra tende e fango, tra mille mancanze materiali, ma forti di ben altre risorse: voglia di spendersi, professionalità, altruismo, inventiva.
Senza tutto ciò non sarebbe stato possibile operare per giorni sotto una tenda, inventarsi metodi di pagamento e rendicontazione alternative al denaro, dal momento che la maggior parte degli aquilani aveva lasciato tutto quello che aveva a casa. Senza nemmeno ovviamente alcuna ricetta medica.
Eppure, sarebbe comunque irriconoscente ricordare il lavoro di questi farmacisti comunali unicamente per queste doti appena citate.
La loro presenze nei territori del terremoto d’Abruzzo non è stata solo quella di professionisti sanitari di grande qualità, ma anche di soggetti che operano all’interno di organizzazioni sanitarie che sono espressione dei loro territori di provenienza.
Organizzazioni nate non solo per rispondere a bisogni concreti delle popolazioni locali, quello della somministrazione del farmaco, ma che intravvedono nel rapporto farmacista-paziente uno dei tanti “modi” coi quali si pongono le fondamenta di una certa visione civile del mondo. Fondamenta che stranamente si rafforza proprio quando attorno tutto trema”

Maggio - emendamento Saltamartini, pericolo di restaurazione
Tra le righe dell’emendamento del Senatore Filippo Saltamartini tra le proposte di modifica al DDL AS 1167, nella maggioranza di contenuti sostanzialmente non inediti, sono presenti elementi non del tutto innocui.
Non convince la proposta di impedire l’apertura di nuove parafarmacie e la chiusura di tutte le parafarmacie già esistenti entro i prossimi dieci anni. Si tratta di un provvedimento che, privo com’è di alcuna portata realmente riformatrice, odora pericolosamente di restaurazione. “Abolendo di netto una parte importante della riforma Bersani, il testo in questione rischia di dare l’impressione di una vittoria della lobby dei farmacisti, capaci di recuperare terreno su un processo di liberalizzazione che, per quanto imperfetto, aveva effettivamente permesso un lieve abbassamento della spesa farmaceutica per le famiglie italiane”.

Giugno – Arrivano i nuovi servizi
Il disegno di legge sullo sviluppo economico approvato dal Parlamento il 26 maggio apre ufficialmente la strada all’attivazione di nuovi servizi nelle farmacie. “Molti dei servizi contenuti nel testo in questione – si legge nel nostro editoriale di giugno 2009 - sono già svolti dalla maggior parte delle nostre associate, secondo uno spirito di servizio alla propria cittadinanza e senso di responsabilità che vanno ben oltre i ritorni economici non particolarmente redditizi stabiliti dalla Convenzione con il Ssn che fino ad oggi regola l’erogazione di alcuni di questi servizi”. È un momento certamente positivo, che però impone di non trascurare elementi di forte ambiguità, primo fra tutti il fatto che il Governo dovrà provvedere “forme di remunerazione da parte del Ssn entro il limite dell’accertata diminuzione degli oneri derivante dallo svolgimento delle suddette attività da parte delle farmacie, comunque senza maggiori oneri per la finanza pubblica”. Da allora Assofarm è impegnata nella definizione di metodologie affidabili e certe per la determinazione di costi e risparmi generati da questi servizi. È a tal fine che la federazione ha attivato un gruppo tecnico di lavoro col compito di determinare i costi effettivi delle quattro grandi aree di servizi definite dalla legge.

Luglio – Proprietà delle farmacie ai soli farmacisti?
A qualche mese di distanza dalla famosa sentenza della Corte di Giustizia Europea che riserva la titolarità dell’esercizio delle farmacie private alle sole persone fisiche laureate in farmacia e a società composte esclusivamente da soci farmacisti, Assofarm riprende un interessante scritto dell’avvocato Nicoloso nel quale effettua una disanima dei punti che consentono di non considerare incoerente la normativa sulle farmacie comunali con la sentenza europea.
“In una parola, il Giudice comunitario ha tratto dalle deduzioni sulla dissociazione tra la titolarità del diritto d’esercizio delle farmacie comunali, ascritta a un soggetto (il Comune) al quale non può essere certo attribuito l’esercizio della professione farmaceutica, e la conduzione tecnico-professionale di tali farmacie affidata invece a un farmacista dipendente, un argomento per affermare, da un lato, la coerenza del diverso regime che impone per l’organizzazione delle farmacie private la corrispondenza biunivoca tra la titolarità del diritto d’esercizio delle farmacie e la gestione delle aziende a questo afferente che deve rimanere riferita a un farmacista ovvero a una società personale di farmacisti e per affermare, d’altro lato, la coerenza del diverso regime che si pone nella organizzazione delle farmacie comunali in cui non può essere sostenuto “ per la ragion che no’l consente” una tale corrispondenza”.
Siamo insomma di fronte ad un riconoscimento forte delle specificità delle farmacie comunali, rispetto a tutti gli altri servizi pubblici locali, in quanto si evidenzia la necessità di equilibrio tra la gestione economica delle farmacie e leggi di principio riguardanti gli stessi servizi pubblici locali.
Ma al di là di ciò è stato affermato nettamente che la titolarità dell’esercizio rimane del Comune, “Così che si può ragionevolmente affermare - conclude l’avvocato Nicoloso - che il servizio farmaceutico non può essere assunto dal Comune per dotarsi di un bene di cui potersi disfare per acquisire delle risorse alla bisogna in un’ottica di privatizzazione calda, ma può essere acquisito solo per essere gestito in termini di appropriatezza in un’ottica di privatizzazione fredda”.

Settembre – puntare sempre più sui servizi
Assofarm torna dall’incontro dell’Unione Europea della Farmacie Sociali con l’impressione di essere, al di là dei tanti difetti e incongruenze, un contesto nazionale che presenta elementi d’avanguardia sia nelle pratiche di dispensazione farmaceutica che nella normativa di settore.
A Bruxelles si è infatti discusso a lungo di un tema che in Italia ha dominato il dibattito di quest’ultimo anno, quello del ruolo attivo della farmacia nell’assistenza domiciliare integrata. A destare grande interesse è stato il progetto Asheville, studio sperimentale realizzato in una cittadina statunitense dove per cinque anni farmacisti pubblici e medici hanno lavorato a stretto contatto nell’assistenza domiciliare a pazienti diabetici. I risultati sono stati ampiamente positivi: miglioramento del quadro clinico del paziente, diminuzione generale dei costi medi sostenuti dagli enti paganti (negli Usa le assicurazioni sanitarie private, da noi diventerebbero i servizi sanitari pubblici), e non ultimo un migliore rapporto percepito dal paziente con il farmacista. Il cerchio insomma si è chiuso con il raggiungimento di risultati positivi da parte di tutti i soggetti coinvolti, attraverso un processo virtuoso basato sulla sinergia tra economie di sistema e incentivi all’utenza.
Ora, alla luce del fatto che in Italia abbiamo una legge che permette di realizzare operazioni simili a quella di Asheville, e che ci pone all’avanguardia a livello comunitario, è bene che le Farmacie pubbliche non perdano l’occasione di cavalcare la loro forte esperienza in termini di servizi sanitari offerti all’utenza e si spingano quanto prima a sperimentare sui propri territori azioni simili a quanto fatto negli Usa.
Ottobre e Novembre – Le farmacie comunali non sono servizio pubblico locale

Ad ottobre tutta l’attenzione del mondo della farmacia pubblica italiana è concentrata sull’approvazione del disegno di legge 135/09 di riforma degli esercizi pubblici locali al cui articolo 15 si stabilisce che tutti si servizi pubblici dovranno essere messi a gara e compartecipati da un socio privato nella misura non inferiore al 40% del capitale sociale. Socio privato che avrà compiti operativi, mentre all’ente pubblico sarà riservato un ruolo di controllo dell’effettivo perseguimento degli interessi generali del servizio. Si sarebbe trattato di una norma che potrebbe porre fine alle farmacie comunali, così come intese oggi.
L’arma di Assofarm fu il sostegno alla posizione assunta da diversi giuristi, secondo cui la gestione delle farmacie, sia comunali che private, è un servizio in titolarità della Regione, tramite le USL. Siccome, dunque, la titolarità del servizio pubblico non è dei Comuni la gestione delle farmacia comunale non può essere servizio pubblico locale soggetto all’applicazione dell’art. 23-bis. È su queste basi giuridiche che Assofarm ottiene quasi subito un grande successo: “Stiamo attendendo un regolamento a firma del Ministro per gli Affari Regionali Raffaele Fitto, nel quale verranno escluse le farmacie dagli enti interessati dalla 135. Si tratta di un atto di grande importanza per il nostro movimento, non solo perché ci permetterà di rimanere in vita così come siamo oggi, ma anche perché costituirà un importante passo avanti nell’affermazione concreta della farmacia come elemento imprescindibile del Sistema Sanitario Nazionale”.
Alla soddisfazione per il risultato appena raggiunto, nel mese di novembre si sviluppa anche una considerazione di natura più strettamente politica: “questa vittoria definisce anche la considerazione che la nostra Federazione ha saputo guadagnarsi presso il mondo politico-istituzionale nazionale. Negli ultimi mesi infatti le nostre tesi sono state ascoltate e fatte proprie da un ampio numero di esponenti della maggioranza parlamentare e del Governo. Tra i primi desidero ricordare gli Onorevoli e Senatori Luigi D’Ambrosio Lettieri, Lorenzo Cesa, Sandro Mazzatorta, Lorenzo Bodega, Armando Valli, Vincenzo Gibiino. Un particolare ringraziamento va alla disponibilità del Ministro per i Rapporti con le Regioni On. Raffaele Fitto e del Sottosegretrario alla Presidenza del Consiglio dei Ministri con Delega al Federalismo On. Aldo Brancher. Esponenti politici, quelli appena citati, che hanno dimostrato grande attenzione e sincera sensibilità alla salvaguardia di un tassello ormai imprescindibile del SSn come sono le Farmacie Comunali”
 

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